Orizzontescuola politica scolastica – Ddl consenso informato, Sgambato: Escludere infanzia e primaria dalleducazione al rispetto compromette prevenzione di violenza e disagio giovanile

Orizzontescuola politica scolastica – Ddl consenso informato, Sgambato: Escludere infanzia e primaria dalleducazione al rispetto compromette prevenzione di violenza e disagio giovanile

L’approvazione alla Camera del disegno di legge sul consenso informato in ambito scolastico, che subordina l’educazione sessuo-affettiva nella scuola secondaria al consenso delle famiglie ed esclude completamente infanzia e primaria, rappresenta secondo Camilla Sgambato “un grave passo indietro culturale ed educativo”.

La già parlamentare e già responsabile scuola del Partito Democratico ha sottolineato che il testo approvato in prima lettura dalla Camera con 151 voti favorevoli e 113 contrari rischia di compromettere il lavoro che il mondo della scuola porta avanti da anni per la crescita civile e il benessere degli studenti.

Sgambato afferma che l’educazione non consiste nella sola trasmissione di nozioni ma rappresenta “accompagnamento, cura, crescita” e che la scuola costituisce il primo luogo in cui i bambini imparano a convivere, a riconoscere l’altro e a dare un nome alle proprie emozioni. La critica si concentra sull’esclusione della scuola dell’infanzia e della primaria dall’ambito di applicazione del ddl, definita come una scelta che ignora il fatto che “la formazione dei cittadini comincia molto prima dell’adolescenza”.

Secondo l’analisi proposta, già dai 4-5 anni si possono e si devono affrontare temi come il rispetto dei confini personali, l’ascolto reciproco, la differenza tra comportamenti appropriati e non appropriati e il valore delle diversità, senza parlare esplicitamente di sessualità ma fornendo “gli anticorpi” necessari per la prevenzione del bullismo, della discriminazione e della violenza.

Il rischio di disuguaglianze educative e la funzione universalistica della scuola

La subordinazione dell’educazione affettiva nelle scuole medie e superiori al consenso dei genitori viene considerata da Sgambato come l’introduzione di “una nuova, profonda disuguaglianza educativa”, in quanto gli studenti con famiglie consapevoli e sensibili avranno accesso a percorsi di qualità mentre gli altri, spesso coloro che avrebbero più bisogno di strumenti emotivi e relazionali, ne resteranno esclusi. Il meccanismo del consenso informato, secondo questa lettura critica, rischia di negare l’educazione sentimentale proprio ai minori che ne hanno maggiore necessità, compromettendo la funzione universalistica della scuola pubblica.

Sgambato sottolinea che “i diritti educativi non possono essere a richiesta” e non possono diventare “una lotteria familiare”, richiamando il principio secondo cui la scuola pubblica deve garantire uguali possibilità di accesso alla formazione indipendentemente dal contesto familiare di provenienza.

L’emergenza culturale e il confronto con gli altri paesi europei

L’analisi proposta evidenzia che l’Italia affronta da anni “una vera emergenza culturale” caratterizzata da femminicidi, relazioni tossiche, violenza tra pari e bullismo sempre più precoce, fenomeni che richiedono “più educazione, non di meno” attraverso percorsi stabili, strutturati e continui, non interventi opzionali delegati alla buona volontà delle famiglie. Secondo Sgambato, la vera sfida culturale non consiste nel proteggere i bambini da concetti inesistenti nelle fasce 3-10 anni ma nel fornire loro strumenti per comprendere e affrontare il mondo, precisando che “educazione all’affettività non significa parlare di sessualità agli alunni più piccoli, ma insegnare loro cosa sono il corpo, i sentimenti, il rispetto, la gentilezza, l’ascolto”.

Il confronto con il panorama europeo viene utilizzato per sostenere che l’educazione alla cittadinanza, che include competenze relative all’interazione efficace e costruttiva con gli altri, costituisce parte organica dei programmi nella gran parte dei paesi avanzati. Il rapporto Eurydice 2017 sull’educazione alla cittadinanza a scuola in Europa evidenzia che tutti i paesi hanno curricoli orientati a sviluppare una serie di competenze relative all’agire in modo costruttivo e che l’educazione alla cittadinanza viene offerta fin dall’istruzione primaria in numerosi sistemi educativi europei. Sgambato conclude affermando che “correggere questo testo non è un atto ideologico, ma un gesto di responsabilità verso i nostri bambini e verso il futuro del Paese” e che l’educazione al rispetto, nelle forme appropriate a ogni età, non può diventare materia facoltativa né iniziare solo all’ingresso dell’adolescenza se si vuole davvero combattere la violenza di genere, il bullismo e le discriminazioni.

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