
Mercoledì scorso, la Camera dei deputati ha approvato in prima lettura il disegno di legge n. 2423, intitolato “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”, con 151 voti favorevoli e 113 contrari. Ora il provvedimento passa al Senato per la sua definitiva approvazione.
Valditara: “Spero iter veloce al Senato, ci sono altri temi ugualmente importanti”
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, a La Stampa, ha auspicato che “l’iter in Senato sia veloce” perché “ci sono altri temi ugualmente importanti a cui bisogna ora dedicarsi”, mentre le opposizioni hanno definito il testo “un passo indietro”, come affermato da Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico. Il ministro ha respinto le contestazioni, sostenendo che la critica non corrisponde al contenuto effettivo del provvedimento. Valditara ha dichiarato che “Elly Schlein o non conosce il testo del ddl e sarebbe grave perché una parlamentare dovrebbe sapere cosa sta votando, oppure lo conosce e sta raccontando bugie grossolane”, richiamando il legame del ddl con i nuovi programmi scolastici e con le Linee guida sull’educazione civica adottate dal Ministero, che prevedono percorsi dedicati al rispetto, alle relazioni e all’empatia.
Linee guida, educazione civica e meccanismo del consenso informato
La posizione del ministro si fonda sull’idea che il contrasto alla violenza di genere passi attraverso l’educazione civica e relazionale più che tramite percorsi di educazione sessuale in senso stretto. Valditara ha ricordato che “grazie alle nuove Linee guida sull’educazione civica già da settembre del 2024 abbiamo peraltro avviato lezioni per educare al contrasto alla violenza di genere, al rispetto verso le donne e a relazioni corrette e positive”, indicando questi interventi come strumenti necessari per prevenire violenze, discriminazioni e femminicidi. Il ministro ha affermato che occorre “ridare significato ai ‘no’, ai confini che delimitano la sfera altrui, al consenso, alla valorizzazione di ogni persona”, presentando tali principi come base di una società che rifiuta maschilismo e sopraffazione.
Il disegno di legge stabilisce che ogni attività curricolare o extracurricolare della scuola secondaria di primo e secondo grado che tratti temi connessi alla sessualità, all’educazione sessuo-affettiva o all’orientamento sessuale richieda il consenso informato preventivo e scritto dei genitori per gli studenti minorenni, o degli studenti stessi se maggiorenni. Il testo specifica che il consenso deve essere espresso sulla base di informazioni chiare relative a obiettivi, contenuti, modalità di svolgimento e presenza di esperti esterni o associazioni, richiamando espressamente le indicazioni nazionali e le Linee guida ministeriali come quadro di riferimento.
Esclusione della primaria, ruolo delle famiglie e limiti sugli esperti esterni
Il disegno di legge esclude la scuola dell’infanzia e la scuola primaria da qualsiasi attività di educazione sessuale, scelta considerata dalle opposizioni un grave vuoto educativo. Valditara rivendica invece questa impostazione, sostenendo che “chi frequenta la scuola primaria è troppo piccolo per affrontare tematiche così complicate” e che i bambini debbano crescere con conoscenze legate alla sessualità biologica, all’educazione al rispetto, alle relazioni e al contrasto alla violenza di genere, mentre i temi relativi alla pluralità dei generi verranno affrontati alle medie e alle superiori con il consenso dei genitori. Il ministro ha respinto l’accusa di avere fatto marcia indietro sull’educazione sessuale alle medie, ribadendo che “il testo del Governo è quello uscito dal Consiglio dei ministri” e che l’Aula ha approvato il testo originariamente presentato dall’esecutivo.
Secondo Valditara, il ddl dà attuazione al principio costituzionale che riconosce alle famiglie un ruolo primario nell’educazione dei figli, poiché “spetta alle famiglie il dovere di educare i propri figli, come chiarisce la Costituzione”, mentre alla scuola è attribuito un compito di garanzia e di vigilanza sulla qualità degli interventi. Il ministro ha affermato che “i temi sulla identità di genere non possono essere oggetto di propaganda o di indottrinamento” e che “non vi sarà dunque spazio per associazioni improvvisate o politicamente schierate” perché i corsi su questioni come identità di genere e relazioni affettive dovranno essere tenuti solo da esperti la cui serietà scientifica sia valutata dalla scuola; la pubblicazione delle nuove indicazioni nazionali, annunciata per i prossimi giorni, viene indicata dal Ministero come strumento di trasparenza per consentire la verifica pubblica dei contenuti.
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La procedura per il consenso
Il disegno di legge stabilisce che le famiglie devono firmare un consenso preventivo solo dopo essere state informate sui temi specifici che verranno affrontati. La richiesta di consenso deve esplicitare le finalità, gli obiettivi educativi e formativi, i contenuti, gli argomenti, i temi e le modalità di svolgimento delle attività, con l’indicazione dell’eventuale presenza di esperti esterni o di rappresentanti di enti o associazioni coinvolti. La norma prevede che il consenso informato preventivo debba essere richiesto entro il settimo giorno antecedente alla data prevista per lo svolgimento delle attività. Il materiale didattico utilizzato durante gli incontri formativi deve essere reso disponibile ai genitori per una preventiva visione.
Cosa succede se il consenso non viene dato?
La scuola non può limitarsi a escludere l’alunno qualora una famiglia decidesse di non far partecipare il proprio figlio a queste specifiche attività. Il testo impone all’istituto scolastico di garantire attività formative alternative. Le attività devono essere organizzate utilizzando gli strumenti di flessibilità e autonomia didattica già a disposizione della scuola e devono essere previste e inserite nel Piano triennale dell’offerta formativa.
Il ruolo degli esperti esterni
Il provvedimento interviene sulla regolamentazione del coinvolgimento di soggetti esterni per lo svolgimento delle attività. La deliberazione del collegio dei docenti e l’approvazione del consiglio di istituto rappresentano i due passaggi necessari per autorizzare la partecipazione di esperti esterni. Il collegio dei docenti definisce i criteri di selezione valutando titoli, comprovata esperienza professionale, scientifica o accademica degli esperti, la coerenza del loro intervento con le finalità educative e l’adeguatezza all’età degli studenti. Il disegno di legge prevede l’obbligo della presenza di un docente della scuola nel caso di corsi extracurriculari che coinvolgano alunni minorenni e soggetti esterni.
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Ddl consenso informato, Valditara: Non è trattando la fluidità di genere che si combatte la violenza. Alla scuola primaria si è troppo piccoli per temi complicati
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