L’Osservatore Romano ricorda la vicenda del velocista statunitense, olimpionico a Città del Messico nel ’68, che sul podio levò in alto la mano guantata di nero assieme al suo compagno di squadra John Carlos: ero arrabbiato con le ingiustizie razziste, volevo dire al mondo: “Siamo tutti uguali”. “Quel gesto ha segnato la mia vita, ho sperimentato minacce, emarginazioni, fraintendimenti”
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Tommie Smith, quel pugno sempre in alto
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