La trattativa per il rinnovo contrattuale del comparto Istruzione e Ricerca 2022-2024 si è conclusa con la sottoscrizione di cinque sigle sindacali su sei. Cisl Scuola, UIL Scuola Rua, Gilda-Unams, Snals-Confsal e Anief hanno aderito all’accordo presso l’ARAN, mentre la FLC CGIL ha scelto di non firmare l’ipotesi di contratto.
Gianna Fracassi, segretario nazionale della FLC CGIL, ha illustrato in un’intervista a Orizzonte Scuola TV le ragioni che hanno portato l’organizzazione sindacale a questa decisione, evidenziando l’inadeguatezza delle risorse stanziate e la mancanza di risposte concrete alle esigenze dei lavoratori della scuola.
Risorse insufficienti e aumenti simbolici
La motivazione principale del rifiuto della FLC CGIL risiede nella scarsità delle risorse destinate al rinnovo contrattuale. Fracassi ha sottolineato come, a fronte di un’inflazione che nel triennio ha sfiorato il 18%, le risorse disponibili coprano appena il 6% della perdita del potere d’acquisto. La segretaria ha definito “profondamente umiliante” il fatto che gran parte di queste risorse sia già stata erogata nelle buste paga dei lavoratori attraverso anticipazioni previste dalla legge di bilancio precedente. Di conseguenza, gli incrementi reali nelle retribuzioni risultano molto limitati.
Per i docenti, gli aumenti lordi variano da un minimo di 49 euro a un massimo di 80 euro mensili, mentre per il personale ATA si passa da 40 a 56 euro. Per le elevate qualificazioni sono previsti importi leggermente superiori. Tali valori, ha precisato Fracassi, devono essere ulteriormente ridotti di circa un terzo dopo l’applicazione dell’imposizione fiscale, traducendosi in aumenti netti davvero esigui. “Stiamo parlando davvero di pochissime cifre”, ha dichiarato il segretario, evidenziando come il governo abbia compiuto una scelta politica precisa: comprimere i salari dei dipendenti pubblici anziché investire risorse aggiuntive nel settore della conoscenza.
Arretramenti normativi e mancate conquiste
Oltre alla questione economica, la FLC CGIL ha denunciato anche significativi arretramenti normativi rispetto agli accordi raggiunti nelle precedenti trattative. Durante le negoziazioni erano stati acquisiti alcuni miglioramenti, tra cui la regolamentazione del personale all’estero, il ripristino di tutele per il comparto AFAM e l’introduzione del buono pasto durante il lavoro agile per il personale della ricerca. Erano stati negoziati anche aspetti relativi agli accompagnatori e ai modelli viventi, figure penalizzate nell’ultimo contratto.
Tuttavia, nel testo definitivo firmato ieri tutti questi punti sono scomparsi. “Avevamo condiviso un testo con l’ARAN che poi è scomparso”, ha affermato Fracassi, esprimendo disappunto per l’eliminazione di conquiste che avrebbero migliorato le condizioni di vita dei lavoratori. Il contratto finale contiene sostanzialmente una parte relativa alle relazioni sindacali e le tabelle di attribuzione delle risorse, con alcuni spostamenti interni che non modificano il monte complessivo disponibile.
Le richieste per il prossimo rinnovo e la questione della precarietà
Guardando al futuro, la FLC CGIL ha già indicato le priorità per il CCNL 2025-2027. Tra gli obiettivi principali figurano il riconoscimento e la valorizzazione della funzione docente, attualmente troppo burocratizzata e non adeguatamente retribuita. L’organizzazione sindacale chiede il rafforzamento della contrattazione di istituto, l’omogenizzazione del rapporto di lavoro tra tempo determinato e tempo indeterminato e l’introduzione del ruolo unico, rivendicazione storica del sindacato.
Sul tema dei benefit, Fracassi ha precisato che la FLC CGIL è favorevole all’introduzione di misure come il buono pasto, purché venga previsto un finanziamento ad hoc che non intacchi le risorse destinate agli aumenti salariali. “Stiamo parlando di oltre un milione di lavoratori e lavoratrici”, ha ricordato il segretario, evidenziando la necessità di stanziamenti adeguati.
Un’altra questione centrale sollevata dalla FLC CGIL riguarda la precarietà che affligge circa 300.000 lavoratori della scuola. Fracassi ha lanciato un appello diretto ai ministri Zangrillo e Valditara, chiedendo se abbiano pensato a soluzioni concrete per chi continua a partecipare a concorsi (ormai al quarto in cinque anni) senza mai vedere la fine del proprio percorso precario né ottenere un posto di ruolo. “Non credo che parlare di salari sia ideologico”, ha dichiarato Fracassi, rispondendo a chi ha accusato la FLC CGIL di aver compiuto una scelta pregiudiziale. “Quando vado al supermercato o devo pagare una bolletta, ho bisogno dei soldi per poterlo fare.”
La segretaria ha concluso ribadendo che le questioni poste dalla FLC CGIL non sono di natura ideologica ma rispondono ai bisogni concreti delle persone, sottolineando come sia responsabilità di chi governa risolvere i problemi anziché limitarsi a inaugurazioni e annunci. L’organizzazione sindacale ha annunciato per la prossima settimana un presidio sui temi della precarietà nei settori Scuola e Ricerca, ribadendo la disponibilità a un’iniziativa unitaria con le altre sigle per ottenere risorse adeguate e tutele più forti per tutto il personale del comparto Istruzione.
La replica del Ministro
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in una nota, ha replicato sottolineando come il governo Meloni abbia firmato due contratti in tre anni e potrebbe siglarne un terzo a breve, ricordando che dai governi precedenti (dal 2020 al 2022) non erano stati sottoscritti accordi: “Questi sono i fatti, il resto è propaganda, la Flc Cgil ha la memoria corta”.
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Rinnovo contratto, Fracassi (Flc Cgil): Risorse insufficienti, non possiamo accontentarci delle briciole. Scelte politiche penalizzano i salari e ignorano la precarietà. VIDEO INTERVISTA
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