
Il Rapporto 2025 “Welfare, Italia”, presentato durante l’evento “Capitale umano: la nuova leva della competitività nazionale” promosso da Unipol e The European House – Ambrosetti, evidenzia che nel 2024 la spesa per la previdenza sociale ha raggiunto il 16% del PIL, contro una media Eurozona del 12,3%.
Inversamente, gli investimenti in istruzione (3,9% del PIL) e politiche sociali (4,9%) si confermano inferiori ai livelli europei, pur mostrando una crescita significativa tra il 2019 e il 2025: +21,1% per la scuola e +35,2% per il sociale.
Complessivamente, Italia ha destinato nel 2024 al welfare 669,2 miliardi di euro, una spesa considerata sostenibile solo se affiancata dalla valorizzazione del capitale umano come risorsa strategica per il sistema produttivo. Il rapporto sottolinea che “il capitale umano alimenta il sistema attraverso lavoro, conoscenza e innovazione”.
Dinamiche demografiche, mercato del lavoro e divari territoriali
Il quadro demografico italiano continua a peggiorare: nascite al minimo storico (370 mila) e un saldo naturale negativo di 281 mila nel 2024. Secondo lo scenario mediano dell’Istat, la popolazione scenderà a 54,8 milioni entro il 2050, con una crescita della quota di over 65 al 34,9%.
Come riportato nel rapporto, “ciò implica una minore base contributiva e una maggiore domanda di servizi sociali e sanitari, un ulteriore motivo per investire sul capitale umano come asse di sostenibilità”.
Nel 2024, il 23,1% degli italiani è risultato a rischio di povertà o esclusione sociale, dato tra i più alti dell’UE. Il rapporto segnala forti disparità territoriali: regioni in linea con gli standard europei convivono con aree fortemente vulnerabili, limitando la mobilità sociale e la piena valorizzazione delle competenze.
La spesa sociale produce risultati migliori nelle amministrazioni territoriali di Trento, Bolzano e Friuli Venezia Giulia, mentre Campania, Basilicata e Calabria sono agli ultimi posti.
Criticità strutturali: istruzione, occupazione e competitività nazionale
La spesa per istruzione resta sotto la media dell’Eurozona (3,9% contro 4,6%), con investimenti per studente inferiori a quelli dei principali Paesi europei. Dispersione scolastica (9,8% tra i 18-24enni) e basso numero di laureati (31,6% tra i 25-34enni) persistono, rispetto a una media UE del 44,1%.
Il rapporto sollecita un aggiornamento dei metodi formativi anche tramite l’adozione dell’intelligenza artificiale, la valutazione esterna della qualità, il riuso delle infrastrutture scolastiche e un orientamento più efficace scuola-lavoro.
La disoccupazione giovanile si attesta al 19,3%, mentre il tasso di occupazione femminile (57,4%) resta oltre 13 punti sotto la media UE. Si aggrava anche la “fuga dei cervelli”: oltre 49 mila laureati emigrati nel 2024, con un impatto stimato di 6,9 miliardi di euro/anno.
Secondo il rapporto, “l’allineamento dell’Italia ai benchmark europei nell’occupazione potrebbe attivare 2,8 milioni di nuovi posti di lavoro e incrementare il PIL di 226 miliardi di euro (+10,6%)”.
L’obiettivo per i prossimi anni è costruire un welfare sostenibile, inclusivo ed equo, basato su capitale umano e prevenzione, per rafforzare la competitività nazionale e la coesione sociale.
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Italia investe il 16% del Pil in previdenza, ma istruzione e politiche sociali restano sotto la media europea. Rapporto Welfare 2025
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