
Sono circa 20mila i docenti che hanno superato il concorso ordinario della scuola bandito nel 2020 e che oggi si trovano ancora in attesa di ottenere la tanto agognata cattedra. Una situazione che genera frustrazione e preoccupazione, soprattutto dopo l’arrivo dei nuovi bandi legati al Pnrr, che hanno di fatto spostato in avanti i tempi delle assunzioni.
A dar voce a questo disagio è Francesca De Felice, referente regionale per il Lazio del movimento “Idoneinsieme”, che all‘Adnkronos ha spiegato come la situazione sia diventata sempre più complicata: “Chiediamo semplicemente di non essere penalizzati nello scorrimento delle graduatorie, sia per le assunzioni in ruolo sia per le supplenze future”.
La storia di questi docenti parte da lontano. Come è noto, il concorso ordinario è stato bandito nel 2020, in piena pandemia, e le prove si sono trascinate nel tempo fino al 2022, quando sono iniziate le prime assunzioni dei vincitori.
Vista la lentezza delle procedure, gli idonei hanno ottenuto le graduatorie ad esaurimento grazie al D.lgs n.75 del 2023, che ha garantito loro l’assunzione a tempo indeterminato.
Tuttavia, lo stesso decreto ha anche inserito questi docenti in coda rispetto ai vincitori dei nuovi concorsi Pnrr, quelli pensati per assumere 70mila insegnanti entro il 2026.
Il risultato? Se lo scorso anno circa 3600 idonei del concorso 2020 sono stati assunti, quest’anno il numero si è dimezzato. La causa è l’integrazione delle graduatorie Pnrr con ulteriori idonei fino al 30%, che ha fatto slittare ulteriormente le immissioni in ruolo di chi aspettava da tempo.
Per questo, gli idonei del 2020 hanno annunciato la loro presenza al sit-in dei precari della scuola, organizzato dalla Flc Cgil per giovedì 13 novembre davanti al Ministero dell’Istruzione e del Merito.
La linea del Ministero: prima il Pnrr, poi il resto
Dal canto suo, il Ministero difende la propria strategia richiamando i vincoli imposti dall’Europa. Carmela Palumbo, Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, ha chiarito all’Adnkronos che le cose stanno così: “Per volere del ministro sono state approvate delle disposizioni normative che, già dallo scorso anno scolastico, hanno sbloccato la possibilità di assumere gli idonei dei vecchi concorsi”. Non solo quelli del 2020, ma anche dei precedenti del 2016 e del 2018. In totale, tra l’anno scolastico appena iniziato e quello precedente, sono state effettuate circa 6mila assunzioni da queste graduatorie.
Tuttavia, il punto centrale resta un altro: gli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono stringenti e non possono essere disattesi. “Avevamo un primo target di 20mila assunzioni dalle nuove procedure Pnrr, al quale si è aggiunto un ulteriore target di 20mila per quest’anno scolastico. E abbiamo l’obiettivo finale, da raggiungere con il terzo concorso Pnrr, di altre 30mila assunzioni, per un totale di 70mila. Questo è inderogabile”, ha spiegato Palumbo. In altre parole, il Ministero si trova a dover gestire una doppia esigenza: da una parte rispettare gli impegni presi con la Commissione Europea, con tutte le conseguenze economiche e politiche che deriverebbero dal mancato raggiungimento degli obiettivi; dall’altra non abbandonare chi ha già superato concorsi precedenti e aspetta da anni.
La soluzione trovata è stata quella di dare priorità assoluta ai bandi Pnrr e di ricorrere alle vecchie graduatorie solo dopo aver soddisfatto i target numerici previsti. “Quando vengono fatte le immissioni in ruolo dobbiamo prima di tutto assumere dai concorsi Pnrr fino al raggiungimento dell’obiettivo, poi possiamo scorrere dalle altre graduatorie”, ha ribadito il Capo Dipartimento.
Tempi incerti e una riforma che guarda al futuro
Quanto tempo dovranno ancora aspettare gli idonei del 2020 per vedere finalmente il loro nome chiamato? Difficile dirlo con precisione. Alcune graduatorie, soprattutto quelle delle materie scientifiche, si sono esaurite già al primo anno. Altre, invece, presentano ancora un numero elevato di idonei in attesa. Non dipende solo dai nuovi bandi Pnrr, ma anche dalle specifiche classi di concorso, che hanno un diverso livello di assorbimento in base alle esigenze del sistema scolastico.
Nel frattempo, il Ministero guarda avanti. La strada tracciata dal Pnrr non riguarda solo i numeri delle assunzioni, ma una vera e propria riforma strutturale del sistema di reclutamento. “Noi ci siamo impegnati con la Commissione europea a riformare il sistema di reclutamento, quindi il meccanismo di reclutamento, a regime, dovrà essere quello del Pnrr 3”, ha concluso Palumbo.
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Concorso ordinario 2020, idonei in coda: Non vogliamo essere penalizzati. Ministero: Già sbloccate 6mila assunzioni. Impegni europei stringenti, poi scorrimento vecchie graduatorie
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