
Le reazioni critiche verso il cosiddetto buono scuola riportano alla luce un atteggiamento ricorrente: la difficoltà di superare schemi ideologici, ancora ben presenti sia nel discorso politico che in alcune letture mediatiche.
A sostenerlo è Suor Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche e Cavaliere al Merito della Repubblica, che ne parla all’Adnkronos: “Con grande amarezza devo constatare, ancora una volta, come le narrazioni ideologiche dominano ancora il dibattito politico e, di riflesso, alcuni media”. Il riferimento è all’emendamento alla legge di bilancio rivolto alle famiglie con Isee sotto i 30 mila euro che scelgono una scuola paritaria per i figli iscritti alla scuola media o al primo biennio delle superiori.
La proposta, che prevede un contributo massimo di 1.500 euro, è stata subito interpretata da alcuni come un privilegio per le scuole private o religiose. Un’interpretazione che, secondo Alfieri, ignora “anni in cui studi approfonditi, dibattiti e analisi in punta di diritto e di economia hanno ampiamente dimostrato l’esatto contrario”.
I dati economici delle paritarie
Le scuole paritarie, spiega Alfieri, si sono ritrovate per anni a sostenere costi insostenibili: “ricevendo 500 euro per anni, da due anni 750, a fronte di un costo di 7.500 euro, il cosiddetto Costo Medio Studente, così come definito, ogni anno, dal ministero con circolare apposita”. A fronte di questi importi, le famiglie hanno dovuto contribuire con rette tra i 2.500 e i 3.000 euro, spesso con notevoli sacrifici. Il risultato è stato la chiusura di molte scuole.
“I numeri parlano chiaro: la scuola paritaria conta 770.130 allievi, la statale 7.067.453. Il pluralismo educativo è compromesso”, sottolinea ancora all’Adnkronos.
Un sistema che penalizza chi sceglie
Suor Anna Monia Alfieri evidenzia una contraddizione sistemica: “si va avanti così, perseverando nella sussidiarietà al contrario, visto che le famiglie che scelgono la scuola paritaria hanno pagato le tasse per un servizio del quale non si avvalgono e diventano i primi finanziatori dello Stato, attraverso le tasse ed il servizio non usufruito”. Secondo lei, lo Stato finisce per trarre vantaggio da questa situazione, ottenendo “denaro buono e utilissimo da destinare allo spreco dei mille rivoli della burocrazia e della macchina statale”.
Risultati scolastici e libertà di scelta
L’attuale impianto, continua Alfieri, produce danni anche sul piano degli apprendimenti: “Del resto le prime vittime di questo sistema sono proprio gli studenti, come testimoniano i risultati dei loro apprendimenti”. Le regioni che hanno adottato misure a sostegno della libertà educativa mostrano risultati in linea con quelli europei.
“La garanzia del diritto alla libertà educativa concorre ad innalzare i livelli di apprendimento degli studenti”, afferma, facendo riferimento ai dati emersi nei territori che hanno investito su questo fronte.
Appello alla politica e all’informazione
L’invito, in conclusione, è quello di riconoscere il valore della misura proposta e superare le rigidità ideologiche: “Mi auguro che le forze politiche e la carta stampata riconoscano il valore di una battaglia compiuta in nome della libertà dei cittadini, soprattutto i più fragili”.
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Buono scuole paritarie da 1.500 euro, Suor Alfieri risponde alle critiche: Non un privilegio, ma un diritto
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