Orizzontescuola politica scolastica – Precari scuola, Fracassi (CGIL): Quota 260 mila nel nostro settore, è record mondiale. Critica le riforme del Governo, ma apprezza il primo passo sui diplomifici

Orizzontescuola politica scolastica – Precari scuola, Fracassi (CGIL): Quota 260 mila nel nostro settore, è record mondiale. Critica le riforme del Governo, ma apprezza il primo passo sui diplomifici

Il sistema scolastico italiano registra una condizione di precariato strutturale senza eguali. A denunciarlo è Gianna Fracassi, segretaria generale della FLC CGIL, intervenuta durante l’assemblea regionale del comparto Istruzione e Ricerca a Milano.

Secondo Fracassi, il numero dei lavoratori precari nel settore della conoscenza ha raggiunto la cifra record di 260.000 unità, con una concentrazione particolarmente alta nel comparto scuola.

Precarietà e fabbisogni territoriali

La dirigente sindacale ha ribadito la necessità di un intervento strutturale di stabilizzazione del personale, sottolineando come, in regioni ad alta densità scolastica come la Lombardia, si registri una carenza di organico, aggravata da tagli che contrastano con le reali esigenze dei territori. La situazione, ha affermato Fracassi, richiede “un progetto pluriennale di stabilizzazione, mentre, soprattutto in territori come la Lombardia, c’è la necessità di organico aggiuntivo”.

I dati

L’ultimo rapporto dell’ARAN, risalente ai dati del 2022, segnala un totale di 285.993 precari nel mondo della scuola (tra personale docente e ATA).

L’elaborazione condotta dal Centro Studi Orizzonte Scuola, a partire dai dati ufficiali del Ministero dell’Istruzione, offre un quadro dettagliato e strutturato della distribuzione delle supplenze nel sistema scolastico italiano nell’anno scolastico 2022/2023. I numeri confermano l’alta incidenza del precariato, in particolare nei posti di sostegno, che si confermano come l’ambito più critico in termini di copertura stabile del personale.

Complessivamente, le supplenze annuali fino al 31 agosto sono state 65.705, mentre quelle fino al termine delle attività didattiche (30 giugno) hanno raggiunto quota 168.871, ossia il 71,99% del totale.

Tra queste, oltre il 55% riguarda posti assegnati al sostegno didattico, di cui 103.034 (pari al 79,69%) sono stati conferiti fino al 30 giugno, evidenziando come la gran parte dei posti di sostegno venga coperta con contratti a termine.

Distribuzione per grado di istruzione

Per quanto riguarda la distribuzione per ordine di scuola, è la secondaria di secondo grado a registrare il maggior numero di supplenze, seguita dalla scuola primaria. Questo dato conferma le difficoltà croniche di reclutamento soprattutto negli istituti superiori, dove la disponibilità di personale abilitato risulta spesso insufficiente rispetto al fabbisogno.

Prevalenza geografica del Nord-Ovest

A livello territoriale, è il Nord-Ovest a concentrare la percentuale più alta di supplenze, con una quota del 30% sul totale nazionale. All’interno di quest’area, la Lombardia si distingue nettamente con circa 47.000 incarichi conferiti, la maggior parte dei quali fino al 30 giugno, segnalando una criticità strutturale nel reperimento di docenti.

La questione salariale

Oltre al tema della precarietà, Fracassi ha richiamato l’attenzione sul mancato adeguamento retributivo del personale scolastico e universitario. Le risorse previste per il rinnovo del CCNL 2022-2024 sarebbero, a suo giudizio, insufficienti a compensare la perdita del potere d’acquisto derivante dall’inflazione. Il sindacato continua quindi a chiedere al governo un incremento delle risorse contrattuali per restituire almeno una parte dell’inflazione cumulata negli ultimi anni.

Critiche agli interventi normativi del governo

La segretaria generale ha poi criticato con fermezza le recenti riforme promosse dal governo, definendole controriforme che minacciano la tenuta del sistema della conoscenza. Si tratta, per Fracassi, di “un tentativo esplicito di attacco chiarissimo al settore della conoscenza, portato da una serie di atti normativi, dalla filiera tecnologica e professionale, fino al DDL Bernini dell’università. Noi pensiamo che questi interventi del governo peggiorino le condizioni del settore.

Rifiuto delle nuove indicazioni nazionali

Durante il suo intervento, poi, ha espresso netta contrarietà alle nuove indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo, annunciate dal ministro Giuseppe Valditara per l’anno scolastico 2026/2027. “Stiamo respingendo (il documento ministeriale, ndr) insieme alle scuole per la loro inadeguatezza e arretratezza rispetto alle necessità delle ragazze e dei ragazzi del nostro Paese” ha dichiarato.

“Contro i diplomifici serve un’azione strutturale”

In merito alle misure previste nel decreto-legge PNRR approvato a fine marzo dal Consiglio dei Ministri, la segretaria generale della FLC CGIL, ha espresso apprezzamento per il primo passo compiuto sul fronte del contrasto ai cosiddetti “diplomifici”, ma ha evidenziato la necessità di interventi ben più incisivi“Bene la bandierina – ha affermato – ma c’è ancora molto da fare”.

Secondo Fracassi, il provvedimento, pur rappresentando una risposta attesa, riguarda solo una parte del problema. “Bene che sia stato inserito in un decreto-legge – ha concluso – ma si tratta soltanto della punta dell’iceberg. Il nodo centrale, ha precisato, è la regolarità delle frequenze, motivo per cui il decreto prevede ora l’obbligo del registro elettronico, ma restano aperte molte altre questioni relative alla validità e alla provenienza dei titoli di studio.

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