Il padre di Giulia Cecchettin, presidente della Fondazione intitolata alla figlia, è intervenuto presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio per ribadire la necessità di investire sulla prevenzione e sull’educazione affettiva piuttosto che limitarsi ad inasprire le sanzioni penali.
Gino Cecchettin ha sottolineato come la violenza di genere non rappresenti un’emergenza improvvisa, ma un problema radicato nella cultura e nei modelli relazionali della società.
Durante l’audizione, Gino Cecchettin ha evidenziato che la violenza di genere viene comunemente presentata come una situazione emergenziale, quando invece costituisce “un fenomeno strutturale radicato nella nostra cultura, nei linguaggi, nei modelli di relazione, negli stereotipi che continuiamo a tramandare”.
Il presidente della Fondazione Giulia Cecchettin ha spiegato che questo tipo di violenza “non nasce all’improvviso, non è un raptus, cresce lentamente in una società che troppo spesso giustifica, minimizza, o resta in silenzio”. L’analisi proposta punta l’attenzione sui meccanismi culturali e sociali che favoriscono il perpetuarsi di comportamenti violenti e discriminatori, rendendo necessario un intervento educativo strutturato e continuativo.
Prevenzione ed educazione come strumenti prioritari
Gino Cecchettin ha dichiarato di non essere presente per “chiedere più punizioni o leggi più dure“, precisando che “la giustizia serve, ma arriva sempre dopo”. L’obiettivo della Fondazione è promuovere interventi che precedano il verificarsi degli episodi di violenza, puntando sulla prevenzione attraverso percorsi educativi mirati.
“Crediamo che l’unica risposta duratura alla violenza sia educare al rispetto, all’empatia, alla libertà reciproca e questo può avvenire solo nella scuola, il luogo dove si formano le persone non solo gli studenti“, ha affermato. La proposta si concentra sull’introduzione di percorsi di educazione affettiva che consentano ai ragazzi di sviluppare competenze emotive e relazionali fin dall’età scolare, per prevenire l’insorgere di dinamiche violente o possessive.
L’educazione affettiva come strumento di prevenzione
Cecchettin ha affrontato le resistenze che ancora circondano il tema dell’educazione affettiva nelle istituzioni scolastiche. “So bene che ci sono paure, resistenze e incomprensioni, ma vi assicuro che l’educazione affettiva non è un pericolo, è una protezione, non toglie nulla a nessuno, ma aggiunge qualcosa a tutti: consapevolezza, rispetto e umanità”, ha dichiarato. Il presidente della Fondazione ha evidenziato come una scuola che non affronta tematiche legate all’affettività, al rispetto e alla parità di genere rischi di lasciare i giovani privi di riferimenti di fronte a un contesto culturale saturo di “messaggi distorti”. “Quando la scuola tace parlano i social, parlano i modelli tossici, parlano i silenzi degli adulti. Noi abbiamo il dovere di dare ai giovani strumenti per orientarsi, non solo nozioni per studiare”, ha aggiunto.
Il ruolo delle istituzioni formative contro la violenza
Cecchettin ha richiamato la responsabilità collettiva delle istituzioni nell’educare le nuove generazioni al riconoscimento e alla prevenzione della violenza di genere. “Credo che l’educazione sia l’unica risposta sistematica possibile. Non possiamo delegare ai tribunali ciò che spetta alla scuola, alla famiglia, alle istituzioni culturali”, ha affermato, ribadendo che solo nelle aule e nei luoghi di formazione è possibile insegnare ai ragazzi a individuare i segnali della violenza prima che questa si manifesti in atti concreti. Il padre di Giulia ha spiegato che l’impegno suo e della Fondazione nasce dal desiderio di evitare che altri genitori debbano affrontare il dolore da lui vissuto, ma anche dalla speranza che un giorno non servano più fondazioni intitolate a ragazze uccise, perché la società avrà imparato a riconoscere “il valore sacro della libertà di ciascuno, il valore sacro della vita”.
Un appello alle istituzioni per una scelta coraggiosa
Concludendo il suo intervento, Cecchettin ha lanciato un appello diretto ai membri della Commissione parlamentare: “Non possiamo cambiare ciò che è stato, ma possiamo cambiare ciò che sarà. Per Giulia e per tutte le Giulia che verranno, vi chiedo di fare una scelta coraggiosa, di credere nell’educazione come prima forma di giustizia, come la vera forma di prevenzione“.
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Gino Cecchettin: La violenza di genere è un fenomeno strutturale, serve educazione nelle scuole
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