Orizzontescuola politica scolastica – Congresso Gilda Unams a Roma: Lautonomia scolastica ha prodotto un progettificio inutile e 7.500 diverse interpretazioni del contratto

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Il Congresso Nazionale della Federazione Gilda Unams si è svolto a Roma presso l’Hotel Best Western di Via Marsala. I delegati del sindacato hanno analizzato il bilancio dell’autonomia scolastica introdotta nel 1997 con la Legge Bassanini.

Il coordinatore nazionale Vito Carlo Castellana ha denunciato nella relazione introduttiva le criticità emerse in quasi trent’anni di applicazione della normativa. Gli interventi politici e accademici hanno confermato la necessità di ripensare il modello organizzativo delle istituzioni scolastiche. Il convegno ha visto la partecipazione della sottosegretaria Paola Frassinetti, di parlamentari di diverse forze politiche e di esperti del settore educativo.

Il progettificio ha sostituito la preparazione delle lezioni

Castellana ha spiegato che dal 2000 le scuole dispongono di autonomia amministrativa, didattica e organizzativa all’interno del sistema scolastico nazionale. Il coordinatore ha affermato che “dal punto di vista didattico, si sia aperta la strada al progettificio, con piani autoreferenziali ed una programmazione che spesso è inutile e che perde di vista il vero obiettivo che ogni docente persegue, la preparazione delle lezioni”. La libertà organizzativa ha generato “enormi difformità sul territorio con metodologie diverse al punto che in molti casi riteniamo sia compromesso il diritto allo studio”. Gli istituti hanno scelto liberamente i propri orari creando un sistema frammentato. Castellana ha evidenziato che i 7.500 istituti scolastici producono 7.500 diverse interpretazioni del contratto collettivo. Questa situazione ha aumentato il contenzioso dal punto di vista sindacale. Il coordinatore ha denunciato la scomparsa delle pagelle, la sostituzione dei programmi con le indicazioni e l’assenza di organismi di controllo sull’operato dei dirigenti scolastici. La Gilda rivendica un contratto specifico per la docenza che evidenzi la specificità di una professione intellettuale distinta dalle figure impiegatizie presenti nel comparto. Il sistema dovrebbe somigliare a quello dei docenti universitari con evidenti ricadute economiche. Un contratto separato creerebbe diritti più chiari e arginerebbe i tentativi di minare la libertà di insegnamento sancita dalla Costituzione.

Frassinetti e i parlamentari riconoscono le criticità del modello

La sottosegretaria Paola Frassinetti ha inviato un contributo scritto al congresso. La rappresentante del governo ha posto una domanda: “Questa autonomia come è stata concepita, è ancora adeguata ai bisogni degli studenti di oggi e di domani?”. Frassinetti ha dichiarato che il Ministero lavora “affinché l’autonomia torni al suo significato originario”. La sottosegretaria ha definito la Federazione Gilda Unams “un interlocutore prezioso per tutelare la professionalità docente”. Chiara Tenerini, deputata e componente della XI Commissione Lavoro della Camera ha affermato che “l’autonomia scolastica rimane un modello valido ma va aggiornata e resa più coerente alla scuola di questo secolo, perché se non viene accompagnata, soprattutto nei territori più fragili, acuisce le differenze”. Irene Manzi, deputata e componente della VII Commissione Cultura ha riconosciuto alcune criticità condividendole con il sindacato. Manzi ha spiegato che “l’autonomia era dentro un disegno che voleva potenziare il dirigente ma anche tutto il personale della scuola”. La parlamentare ha osservato che la scuola vive “una fase di passaggio tra un neocentralismo che si cerca di affermare e una necessità di sviluppare meglio l’autonomia”. Manzi ha consigliato al ministro Valditara di “provare ad aprire un’indagine conoscitiva sull’autonomia scolastica, un confronto tra tutte le forze politiche su un tema centrale e chiave”. Barbara Floridia, senatrice e componente della VII Commissione Cultura del Senato ha evidenziato che la società è fragile e gli insegnanti rappresentano gli unici soggetti capaci di accompagnare i ragazzi nelle trasformazioni in atto.

Gli esperti denunciano il disastro consumato negli ultimi anni

Loredana Perla, direttrice del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Bari e componente della Commissione Tecnica per le Indicazioni Nazionali, ha posto una domanda cruciale. Perla ha chiesto se l’autonomia abbia realmente funzionato permettendo la valorizzazione del docente. La studiosa ha affermato che “ci sono grandi criticità, la mancata autonomia apre per esempio ad una didattica delle competenze, su cui io sono molto critica perché è un grande mito che la scuola ha dovuto assorbire”. Perla ha denunciato che “la scuola è stata lasciata sola ed è in questi anni che si consuma il disastro dell’istruzione”. Adolfo Scotto Di Luzio, ordinario di Storia Contemporanea presso l’Università di Bergamo, ha concluso gli interventi con una riflessione sull’autonomia della cultura. Lo studioso ha spiegato che “la scuola deve essere autonoma, ma cosa realmente preserva e garantisce la sua autonomia? Ciò che garantisce autonomia della scuola è l’autonomia della cultura, senza la quale, ogni altra forma diventa un contenitore vuoto”. Scotto Di Luzio ha definito l’autonomia scolastica “un dispositivo ispirato a logiche organizzative ed efficientistiche, distante dall’idea pedagogica di autonomia come spazio critico della cultura”. Lo studioso ha affermato che “questa divergenza sia all’origine delle ambivalenze odierne e perché una rigenerazione dell’autonomia scolastica debba partire dal ripensamento dell’autonomia della cultura”. Castellana ha concluso la relazione proponendo una nuova governance dove i DSGA si occupano degli aspetti giuridico-economici, un preside elettivo coordina la didattica e gli organi collegiali dispongono di maggior potere per adattarsi alle diverse realtà territoriali garantendo una scuola di qualità.

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