Orizzontescuola politica scolastica – Circolare ministeriale contro asterischi e schwa, reazioni politiche contrastanti. PD: Distrazione dai problemi reali, FDI e Lega: Difesa della lingua italiana

Orizzontescuola politica scolastica – Circolare ministeriale contro asterischi e schwa, reazioni politiche contrastanti. PD: Distrazione dai problemi reali, FDI e Lega: Difesa della lingua italiana

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha emanato una circolare che raccomanda alle scuole di rispettare le regole della lingua italiana nelle comunicazioni ufficiali, escludendo l’uso di asterischi e schwa. L’iniziativa del ministro Valditara ha suscitato reazioni contrastanti nel panorama politico, dividendo nettamente maggioranza e opposizione.

Le critiche dell’opposizione: “Distrazione dai problemi reali”

La senatrice Cecilia D’Elia, esponente del Partito Democratico, ha definito la circolare una “nuova campagna contro un fantomatico nemico”. Secondo l’esponente democratica, il ministro dovrebbe concentrarsi sui “nodi veri” del sistema scolastico, come l’”educazione affettiva” nelle scuole. “L’unica confusione è quella creata da chi non vuole aiutare la scuola a sostenere i percorsi di crescita delle ragazze e dei ragazzi che si interrogano sulle relazioni, la sessualità, la propria identità”, ha affermato D’Elia, criticando la scelta di “chiudere ogni discussione appellandosi alle regole della grammatica“.

Il sostegno della maggioranza: “Difesa della lingua italiana”

Di parere opposto gli esponenti della maggioranza. Il deputato della Lega, Rossano Sasso, ha definito la circolare un “ulteriore passo avanti nella lotta contro l’ideologia gender“, sottolineando come il provvedimento recepisca una richiesta presente in una proposta di legge della Lega. La senatrice Ella Bucalo, esponente di Fratelli d’Italia ha espresso “plauso” per l’iniziativa, definendola “un atto coerente con le finalità stesse del Ministero dell’istruzione, che ha il dovere di istruire anche a un uso corretto e sapiente della lingua“. Per Bucalo non si tratta di “violazione dei diritti” ma di una necessità “ovvia” di rispettare le regole linguistiche nei documenti ufficiali.

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