
Il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, ha annunciato uno sciopero generale per il 29 novembre. La manifestazione, che si terrà a Bologna, punta a contrastare quella che Landini definisce una “riduzione strutturale delle retribuzioni pubbliche” pianificata dal governo.
Il sindacalista ha contestato l’aumento salariale del 6% imposto dall’esecutivo, giudicandolo insufficiente a fronte di un’inflazione al 17%, e ha proposto un referendum tra i dipendenti pubblici per verificarne l’accettabilità. “La questione salariale è una questione politica”, ha affermato Landini durante una conferenza stampa.
Dopo l’incontro informale della scorsa estate, Landini si prepara ora a richiedere un tavolo di confronto con Confindustria e le altre controparti datoriali per discutere il rinnovo dei contratti. Secondo i dati della Fondazione Di Vittorio, a settembre erano 29 i contratti nazionali in attesa di rinnovo, riguardanti 6,9 milioni di lavoratori.
La Fondazione ha inoltre evidenziato una progressiva riduzione del potere d’acquisto dei salari in Italia dal 1990 al 2020, pari al -2,9%, in contrasto con l’aumento del +18,4% della media OCSE e del +23% della media UE. Un dato allarmante, che si aggiunge al divario di produttività di 30 punti rispetto a Germania e Francia.
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In 30 anni i salari italiani hanno perso oltre mille euro, oltre 30 punti in meno di produttività rispetto a Germania e Francia. I dati della Cgil
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