Cittadinanza Attiva ha presentato il XVI rapporto sulla sicurezza nelle scuole
Occasione per fare il punto su quanto accade nel campo dell’edilizia scolastica e della sicurezza, materia assai delicata quando ci imbattiamo in calamità naturali o incidenti dovuti al cedimento di strutture, ma assai trascurata per quanto riguarda soprattutto l’adeguatezza degli spazi al mutare delle strategie didattiche.
Anche sul fronte dei finanziamenti si riscontra un percorso molto accidentato e su quello delle competenze istituzionali esiste tutt’ora una certa discontinuità, non essendoci chiarezza sulle decisioni relative agli interventi nei diversi livelli territoriali, in particolar modo per mettere in relazione le risorse con le realizzazioni.
Il rapporto stima un fabbisogno del nostro patrimonio edilizio di 15-20 miliardi di euro, con gravi situazioni di emergenza al sud: ritardi nella manutenzione e nell’adempimento delle norme di certificazioni di sicurezza. Nello scorso anno scolastico si contavano 42.435 edifici, ma più di una scuola su due è stata costruita prima del 1974, anno di entrata in vigore della normativa antisismica; più di due su cinque si trovano in zone di elevata sismicità, senza contare quelle che sono a rischio di alluvione (6000) e in un ambiente di dissesto idrogeologico.
Il 90% delle scuole è dotato del “documento di valutazione dei rischi” e il 71% del “piano di emergenza”; nella maggioranza sono frequenti le prove di evacuazione. Per quanto riguarda però le barriere architettoniche risultano ancora inaccessibili una scuola su tre, con il record negativo al sud.
Nello scorso anno scolastico si sono registrati 50 crolli, record degli ultimi cinque anni; aumentano gli incidenti a scuola per i docenti, stabili risultano quelli degli studenti. La legge 107/2015 ha finanziato ai comuni indagini diagnostiche per soffitti e solai. Solo però il 9% è stato migliorato dal punto di vista sismico e solo il 5% adeguato “sismicamente”.
Un quarto degli edifici è munito di attestazione di agibilità/abitabilità, il 53% del collaudo statico, una scuola su tre ha il certificato di prevenzione incendi, mentre per quanto riguarda l’idoneità igienico-sanitaria sono in regola il 67% al nord e il 15% al sud. E’ aumentato l’investimento per la manutenzione, ma con grandi differenze regionali: gli Enti Locali sono intervenuti tempestivamente nell’86% dei casi di manutenzione ordinaria e nel 49% di straordinaria.
Come si vede si tratta di un panorama estremamente disomogeneo, che vede tra le regioni virtuose: Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta, Friuli VG, Trentino Alto Adige, Veneto, Umbria per il centro Italia e Basilicata per il sud, tra quelle che hanno fornito completezza di informazioni alla ricerca. Per la costruzione di nuove scuole dal momento dell’approvazione del progetto finanziato all’avvio dei lavori trascorrono mediamente due anni. L’anagrafe degli edifici, istituita nel lontano 1996, risulta ancora incompleta e lacunosa.
Legambiente aggiunge tra l’altro nel suo “ecosistema scuola” (2017) i dati di carattere energetico: solo lo 0,3% degli edifici si trova nella classe A, il 4,2% nelle tre classi successive e la metà è ancora nella classe G. Solo il 18% utilizza le fonti rinnovabili. Secondo le stime dell’ENEA per l’adeguamento del patrimonio edilizio alle prestazioni energetiche occorrerebbero 1,3 miliardi di euro.
Al via i concorsi scuola, con le nuove modalità previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per l’assunzione in ruolo di oltre 30mila docenti nelle scuole di ogni ordine e grado: i bandi concorsi scuola, pubblicati questa mattina sul sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito, prevedono la copertura di 9.
La lotta ai diplomifici non può diventare la bandiera della destra o della sinistra, perché la difesa della qualità del sistema e della giustizia per gli studenti impegnati al conseguimento del diploma rappresenta un principio di civiltà che non può diventare una prerogativa di parte.
Con il piano straordinario di vigilanza avviato dal Ministero dell’istruzione e del merito, partito nei giorni scorsi con ispezioni nelle tre Regioni (Campania, Lazio e Sicilia) dove dalla fotografia scattata dalla nostra inchiesta risiedono gli istituti più sospetti, per la prima volta si dichiara guerra a un mondo opaco, parallelo al sistema d’istruzione, di cui ne inquina i risultati.