Blog del Docente

18 Febbraio 2020

Scontro sui 100 di aumento

I sindacati bocciano il ministro: cuneo fiscale non va conteggiato come base per il contratto

Alessandra Ricciardi e Marco Nobilio su Italia Oggi del 18/02/2020

Sui 100 euro di aumento lordi al mese, ottenuti grazie all’utilizzo anche dei benefici del cuneo fiscale, i sindacati della scuola non ci stanno. Se così la ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, conta di arrivare a un rinnovo del contratto non può essere. Ieri con una nota congiunta i segretari della Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda lo hanno fatto capire chiaramente: senza risorse fresche non ci sono le condizioni per il rinnovo del contratto 2019/2021 e si andrà allo scontro. I 100 euro lordi di aumento devono esserci a prescindere dal cuneo. E a legislazione vigente, come scritto il 28 gennaio scorso da ItaliaOggi, non ci sono. «Il taglio del cuneo fiscale è una misura di equità sociale che riguarda tutti i lavoratori, il contratto ha invece lo scopo da un lato di recuperare la perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni, dall’altro di riconoscere l’impegno professionale di tutti i dipendenti. Mischiare le due cose significa mistificare la realtà», dice il segretario della Flc-Cgil, Francesco Sinopoli. «Se il governo non risolve il problema di trovare altre risorse, il tavolo non si può aprire. Si possono avviare le trattative, rivedere la parte normativa, ma a patto», chiarisce il numero uno della Uil scuola, Pino Turi, «di un impegno certificato a mettere altre risorse nella prossima finanziaria. Altrimenti lo sciopero del 6 marzo per i precari sarà la prova generale di una nuova mobilitazione».

La piattaforma rivendicativa delle cinque sigle prevede: 16 miliardi di investimenti in più anni, il punto di Pil che ci separa dall’Europa, «per dire basta al lavoro precario, per superare il divario tra organico di diritto e situazioni di fatto, per aumentare il tempo scuola, per rinnovare il contratto con aumenti a tre cifre che vadano ben oltre i 100 euro mensili».

Precariato: ad oggi, i posti in organico per il personale Ata sono 213.517 e quelli coperti da supplenti 36.574. La situazione è ancora più grave per quanto riguarda il personale docente. L’organico del corrente anno scolastico comprende, denunciano i sindacati, 862.600 cattedre e quelle occupate da supplente sono 187.865. I posti vacanti previsti per il prossimo anno scolastico sono stimati in 80.062. Per quanto riguarda le cattedre, nel corrente anno scolastico i posti attualmente vacanti sono 38.241 e, dal prossimo anno, si aggiungeranno ulteriori 26.327 per effetto dei pensionamenti. Per quanto riguarda il personale Ata, i posti attualmente vacanti sono 7.710 e, dal prossimo anno, a causa dei pensionamenti se ne aggiungeranno altri 7.788.

Contrattazione collettiva: negli ultimi 17 anni vi sono stati sono 3 rinnovi contrattuali, nel 2003, nel 2007 e nel 2018. Per quanto riguarda i salari, fonte Aran, le retribuzioni dei docenti italiani sono sotto la media Ue.

Un docente italiano della secondaria di I grado con 15 anni di anzianità di servizio guadagna 31.094 euro. In Germania 65.186 euro, in Spagna 37.561 euro e in Francia 33.294. La forbice delle retribuzioni, inoltre, resta aperta anche se si confrontano le retribuzioni medie rispetto agli altri lavoratori pubblici italiani. A fronte di una media di 33.780 euro annui per tutto il pubblico impiego, la media per i docenti è pari a 29.629 euro.

Scontro sui 100 di aumento
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