Studenti genitori

7 Maggio 2018

Maturità 2018: Sono 509.000 gli studenti che hanno fatto domanda

Maturità 2018: Sono 509.000 gli studenti che hanno fatto domanda

7 May 2018

Saranno quasi tutti ammessi all’esame, e saranno quasi tutti promossi

Serve ancora mantenere un esame con caratteristiche così platealmente non selettive? A che cosa serve, e a chi serve?

Domande antiche, almeno da quando l’esame iperselettivo della tradizione gentiliana, con commissioni tutte esterne e prove scritte e orali su tutte le materie (con il 60-70% di promossi), è stato sostituito per decreto legge, nel 1969, dal modello sperimentale (doveva durare due anni…) che riduceva le prove orali a due materie, di cui una scelta dal candidato. Un modello poi prorogato a tempo indeterminato in attesa della riforma complessiva dell’istruzione secondaria e durato fino al 1999, anno di entrata in vigore della riforma dell’esame voluta da Luigi Berlinguer (legge n. 525/1997) in anticipo sulla riforma generale, che sarà varata nel 2000 (e soppressa l’anno dopo dal governo Berlusconi-Moratti).



I timori, manifestati dallo stesso Berlinguer, di un aumento della selettività del nuovo modello di esame, che si estendeva di nuovo a tutte le materie dell’ultimo anno (bilanciata dalla commissione formata per metà da interni), furono smentiti dai fatti, e il trend non-selettivo proseguì negli anni successivi (nei 5 anni della Moratti, 2001-2006, le commissioni furono costituite da docenti tutti interni) fino ad arrivare al 99,5% di promossi dell’anno scorso.

Se è certo che un esame così si riduce a una mera formalità, e che il titolo conseguito è assai poco considerato, tanto che le Università e le imprese ricorrono ad altre prove e indicatori per valutare gli studenti anche prima che facciano l’esame, perché mantenerlo in vita? Ripetiamo: a che cosa serve, e a chi serve? Se alla prima domanda è difficile dare una risposta diversa da un rassegnato “serve a fini statistici”, alla seconda si deve invece rispondere, a nostro avviso, che agli studenti la maturità – anche nelle sue attuali vesti dimesse, da signora decaduta – serve ancora moltissimo perché “è anche un momento di passaggio tra fasi differenti della vita”, come ha giustamente notato la ministra Fedeli. Basta osservare con quanta serietà (e ansietà) si stanno preparando i candidati, che sanno che l’esame segna la fine dell’adolescenza, e costituisce una prima prova di autostima. Per loro la maturità resta importante. Non potrebbe certo essere sostituita da un grigio scrutinio di fine anno.

Fonte ell’articolo: Tuttoscuola



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