Blog del Docente

18 Febbraio 2020

Lo sciopero del 6 marzo per i precari potrebbe essere la prova generale

Le ragioni della rottura con il governo sulla scuola

Marco Nobilio su Italia Oggi del 18 febbraio 2020

Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda-Unams hanno indetto uno sciopero di tutto il personale della scuola per giovedì 6 marzo. La protesta è finalizzata a mettere al centro i diritti dei lavoratori precari della scuola e rilancia i temi dell’intesa del 24 aprile scorso con il premier Conte: percorsi abilitanti a regime, stabilizzazione dei precari, concorso riservato per i facenti funzioni di direttori dei servizi generali e amministrativi (Dsga). Ed è volta anche a porre in evidenza la scarsezza delle risorse previste per il rinnovo del contratto di lavoro. Insomma, ha tutte le carte per essere, quella del sei marzo, una prova generale di una successiva mobilitazione per il rinnovo del contratto.

Le sigle chiedono che vengano subito avviati i percorsi abilitanti straordinari per i docenti aventi titolo che abbiano prestato servizio nelle scuole paritarie o con servizio misto in scuole statali e paritarie o nella formazione professionale oppure, ancora, per i docenti di ruolo provenienti da altri ordini di scuola. I sindacati lamentano anche il fatto che manchi del tutto un sistema permanente di abilitazione all’insegnamento. «Attualmente manca per la scuola», si legge in una nota congiunta, «un sistema strutturale di abilitazione e quindi di accesso all’insegnamento, che garantisca una formazione specifica e di qualità. Restano a oggi disattesi» spiegano i sindacati firmatari «gli impegni che in tal senso sono indicati nell’intesa del 1° ottobre 2019 e nel verbale di conciliazione del 19 dicembre».

La richiesta è motivata dal fatto che la maggioranza dei supplenti in servizio non è abilitata e sono stati aboliti i vecchi percorsi abilitanti: oggi l’abilitazione si ottiene solo con il concorso ordinario. In particolare le 5 sigle firmatarie chiedono l’istituzione di percorsi abilitanti ad alta valenza formativa aperti a tutti. E garanzie per i precari non abilitati con 36 mesi di servizio, come avvenuto nel 2014 con i percorsi abilitanti speciali (Pas).

Tra i motivi sui quali si basa la protesta vi è anche quello che l’amministrazione non ha accolto le richieste dei sindacati sul concorso riservato ai docenti di scuola secondaria di primo e secondo grado con almeno tre anni di insegnamento nella scuola statale. Le sigle ritengono necessario valorizzare gli anni di insegnamento, valutando il servizio in misura prevalente rispetto al punteggio della prova concorsuale. I bandi di concorso all’esame del consiglio superiore della pubblica istruzione prevedono, infatti, che i titoli possano essere valorizzati solo nell’ordine di 20 punto su 100.

In più le sigle firmatarie chiedono di ammettere al concorso riservato i docenti che hanno insegnato per tre anni solo su posti di sostegno sprovvisti di titolo di specializzazione. E chiedono anche che venga pubblicata la banca dati dei quesiti per favorire una migliore preparazione dei docenti, analogamente a quanto avviene per molte altre procedure di selezione. Per quanto riguarda il concorso ordinario di scuola secondaria di primo e secondo grado chiedono, invece, di uniformare su tutto il territorio nazionale il punteggio minimo richiesto nella prova preselettiva per l’accesso ai concorsi ordinari. Infine, i sindacati chiedono di avviare il concorso riservato per gli assistenti amministrativi di ruolo che hanno svolto per almeno tre anni le funzioni di direttore dei servizi generali e amministrativi, anche se privi di titolo specifico. Allo stato attuale sono oltre 3.000 i posti di direttore dei servizi generali e amministrativi vacanti attualmente coperti da assistenti amministrativi facente funzione. I sindacati sostengono, infine, che la ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, non abbia tenuto fede agli impegni, sottoscritti dal governo in più occasioni, finalizzati a dare stabilità al lavoro e qualità alla scuola. E le procedure straordinarie che si stanno predisponendo, secondo i sindacati, non rispondono all’esigenza di una adeguata valorizzazione del lavoro svolto precariamente per consistenti periodi.

L’assenza di un sistema organico e permanente di abilitazione e accesso all’insegnamento, sempre secondo quanto lamentano le sigle firmatarie, crea i presupposti per la reiterazione del precariato, come avvenuto finora con la moltiplicazione delle supplenze che si rende necessario ogni anno conferire. Oltre ai temi del reclutamento e del precariato, al centro della giornata di sciopero, argomentano Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda-Unams in un comunicato congiunto, restano le questioni che più in generale riguardano il settore, a partire dal rispetto degli impegni assunti per un incremento degli stanziamenti attualmente previsti per il rinnovo del contratto di lavoro, perché sia finalmente riconosciuto e valorizzato in modo giusto e dignitoso l’impegno professionale del personale docente, educativo e Ata. Dunque, il clima di serenità costruito sotto il Conte I, con il ministro della Lega Marco Bussetti, e il Conte II, con l’ex grillino, Lorenzo Fioramonti, sembra ormai appartenere al passato.

Lo sciopero del 6 marzo per i precari potrebbe essere la prova generale
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