Blog del Docente

21 Novembre 2017

Dopo le pensioni, grana scuola

Dopo le pensioni, grana scuola

21 November 2017

Oggi alla camera il vertice tra i democratici Rosato-Malpezzi e Cgil, Cisl, Uil e Snals
Pressing per risorse e 107, contratto fermo all’Aran
 di Alessandra Ricciardi 

Dopo le pensioni, si prepara un nuovo tema caldo del confronto di fine legislatura tra governo e sindacati, quello del rinnovo del contratto della scuola. Le sigle hanno già detto a chiare lettere all’apertura del tavolo delle trattative all’Aran che non bastano gli 80 euro di aumento mensili messi in campo per tutti gli statali. Che serve uno sforzo in più per recuperare quel gap che separa i docenti italiani dai colleghi europei. E poi che un’operazione di riassetto, finanziario e normativo, va fatta anche sulla Buona scuola, riportando a contrattazione le risorse per il bonus del merito e per la formazione.

Una posizione davanti alla quale l’Aran ha preso tempo. Ufficialmente per definire il percorso anche di armonizzazione delle parti comuni del contratto che raggruppa settori fino a dieci anni fa separati (scuola, università e ricerca), ufficiosamente anche per capire quale indicazione arriva dal governo visto che i margini dati dall’atto di indirizzo non sono chiari. E le richieste sindacali ardite.

Oggi alla camera Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola e Snals-Confsal si vedranno con il capogruppo dei deputati Pd, Ettore Rosato, e con la responsabile scuola del partito, Simona Malpezzi. L’incontro servirà a capire fino a dove le parti sono disposte a spingersi. In ballo ci sono gli emendamenti da presentare alla legge di bilancio. Una grossa parte è stata già formalizzata dal partito democratico: attengono a nuove assunzioni per la scuola dell’infanzia, 2 mila tra posti comuni e sostegno, l’esonero dall’insegnamento per i collaboratori del preside, sblocco delle supplenze per gli Ata, statizzazione degli istituti musicali. Interventi diretti da un lato a dare respiro a un settore, quello dell’infanzia, tralasciato dalla riforma della Buona scuola, dall’altro al miglior funzionamento delle istituzioni scolastiche.

Ci sono però ancora sul tappeto 6 mila assunzioni Ata, maggiori aperture sulle supplenze del personale amministrativo e organici funzionali sempre per Ata e materne tra gli emendamenti caldeggiati dai sindacati con la ministra dell’istruzione Valeria Fedeli e di cui al senato, dove la legge di bilancio è entrata da ieri nella fase decisiva, non vi è traccia. Ora torneranno alla carica con i vertici parlamentari dem.

Ma la partita più sostanziosa è quella delle risorse aggiuntive. Al momento dal Pd non escludono nulla, anche se i margini – politici e finanziari – sono assai stretti. I prossimi giorni potrebbero essere decisivi anche alla luce della trattativa sulle pensioni, dove il fronte sindacale è spaccato, e della contesa per una coalizione di centrosinistra ad ampio raggio, che comprenda anche Si e Mdp.

Quello che appare ancora oggi improbabile è giungere a smontare il bonus per il merito, che suonerebbe come una retromarcia clamorosa sul percorso di attuazione della Buona scuola.

«Il dilatarsi dei tempi del confronto crea preoccupazione e semina dubbi sulla reale volontà del governo di fare il contratto», commenta Francesco Sinopoli, segretario Flc-Cgil. «In questi mesi la scuola ha pagato un prezzo salatissimo alla crisi», ragiona Pino Turi, segretario della Uil scuola, «il contratto dovrà ribaltare la situazione, è una questione di equità, deve risolvere la mutazione genetica che ha introdotto la legge 107 e tornare alla scuola della nostra Costituzione». Rimettere al centro la figura del docente, dice Elvira Serafini, segretario Snals-Confsal, «e non basta farlo a parole». L’auspicio è «che la politica rifletta sulla necessità di stanziare risorse aggiuntive», aggiunge Lena Gissi, numero uno della Cisl scuola, «e di ribadire la centralità della contrattazione per il buon funzionamento del sistema».

© Riproduzione riservata

Fonte dell’articolo: http://www.italiaoggi.it

 




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