Allarme Ue: l’Italia spende per il debito quanto per l’istruzione

Allarme Ue: l’Italia spende per il debito quanto per l’istruzione

di Eugenio Bruno

A dirlo è stato ieri il vicepresidente della Commissione Ue per gli Affari finanziari

La doccia fredda è arrivata tra le righe.: l’Italia spende per il debito pubblico quanto investe nell’istruzione. A dirlo è stato ieri il vicepresidente della Commissione Ue per gli Affari finanziari Valdis Dombrovskis commentando la messa in mora nei confronti del nostro paese per il debito eccessivo: «Le recenti politiche dell’Italia hanno inflitto danni». È stato il suo commento. Seguito da una considerazione ancora più diretta. Citando il peso della spesa per interessi nel 2018 sempre più alta di circa 2,2 miliardi (a quota 65 miliardi contro 62,8 miliardi precedenti), Dombrovskis «tratta di un spesa pari all’intero costo del sistema scolastico nazionale. Di un peso medio di 38.400 euro per abitante, con un costo pro capite per servire il debito di circa mille euro». Inoltre la crescita «è pressoché ferma».

La spesa per istruzione 
Che l’Italia spenda poco per istruzione è un fatto noto. Gli ultimi dati Ocse, ricordati da Luisa Ribolzi sul Sole 24 ore e su Scuola di lunedì scorso , ci dicono che la spesa pubblica per l’istruzione è stata – nel 2015, ultimo dato disponibile, di 67,4 miliardi di euro, pari al 4,1% del Pil e all’8,1% della spesa pubblica. Valori sono inferiori a quelli della maggior parte dei paesi censiti dall’organizzazione con sede a Parigi: in Germania sono rispettivamente 4,5 e 10,3, in Francia 5,5, e 9,7, in Inghilterra 5,7 e 13,1, in Spagna 4,2 e 9,5: solo la Grecia e alcuni dei paesi dell’Est spendono meno di noi. Detto che dal 2015 a oggi l’esborso complessivo è tornato a salire dopo l’iniezione di liquidità della Buona Scuola, in questa sede va forse ricordato che oltre a spendere poco nell’education il nostro paese spende anche male. tanto è vero che il costo per studente alla primaria è ancora in linea con i nostri competitor ma poi cala vertiginosamente, soprattutto alle superiori e all’università.

Il trend ancora in calo 
Al netto della preoccupazione per il fatto che la spesa per interessi non sembra destinata a scendere -anche perché notoriamente l’instabilità politica tende a farla salire – va sottolineato che in futuro la parte di “torta” dedicata all’istruzione tenderà a contrarsi ancora. A dirlo è il Documento di economia e finanza (Def). A pagina 99 del Def – come evidenziato su Scuola24 del 17 aprile – è scritto che la spesa per questo settore rispetto al Pil scende al 3,5 per cento. Nel 2025 si passa al 3,3; nel 2030 al 3,2; nel 2035 al 3,1 per cento. «A partire dal 2022 tale riduzione – si legge ancora nel Def – è essenzialmente trainata dal calo degi studenti indotto dalle dinamiche demografiche. Il rapporto riprende a crescere leggermente nella parte finale del periodo di previsione attestandosi intorno al 3,4% nel 2070».

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