A partire da oggi si ritorna in DAD

Alunni di nuovo davanti al PC, venuto a invadere l’unica sfera della loro vita che ne era rimasta finora parzialmente immune: quella scolastica. Del resto, non abbiamo scelta, se vogliamo evitare l’ulteriore propagarsi del virus. È diffusa in tutti gli operatori la convinzione che la didattica digitale sia un provvedimento “di guerra”, l’unica possibile risposta a una situazione di emergenza che renderebbe altrimenti impraticabile l’attività scolastica. Come si dice, piuttosto che niente, è meglio piuttosto.

Ma come affrontiamo questa emergenza, con quale tipo di approccio: quello del miglior risultato didattico possibile, nel quadro delle condizioni date, o con la logica dell’adempimento formale, “delle carte a posto”, del “danno erariale” dietro l’angolo, con relativa occhiuta sorveglianza e punizione da parte della Corte dei Conti? A leggere qualche atto ufficiale, per la verità, questa è, se non “la” preoccupazione, almeno una delle preoccupazioni con le quali sosteniamo questa nuova fase di emergenza.

La circolare 1934, di accompagnamento ed esplicazione del tribolato contratto integrativo sulla didattica a distanza (a proposito, i “rumours” ci dicono che ci saranno novità: adesioni di altri sindacati e la formulazione di una nuova nota esplicativa) è abbastanza chiara sull’argomento: “il personale docente è comunque tenuto al rispetto del proprio orario di servizio e alle prestazioni connesse all’esercizio della professione docente”, e, poco oltre, “… il docente assicura le prestazioni in modalità sincrona al gruppo classe o a gruppi di alunni circoscritti di alunni della classe”.

Allo stesso modo, la nota 1990 del 5 novembre, illustrativa dell’ultimo DPCM (quello del 3 novembre), fa tutto un giro di parole per indicare ai dirigenti scolastici la possibilità di adottare “ogni disposizione organizzativa atta a creare le migliori condizioni per l’erogazione della didattica in DDI, anche autorizzando l’attività non in presenza, ove possibile e ove la prestazione lavorativa sia comunque erogata”.

Tradotto: se necessario, i dirigenti scolastici possono autorizzare i docenti a erogare la didattica a distanza da casa propria. Un capolavoro semantico che trasforma in una concessione calata dall’alto quella che, in certe condizioni, è l’unica via d’uscita per l’amministrazione, che fa finta di non sapere che la rete informatica di alcune scuole non ce la farebbe a sostenere le lezioni erogate da decine di docenti contemporaneamente e fruite da alunni che, numericamente, variano tra i seicento e i milledue/millecinquecento.

scuolanotizie

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