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Volodymyr Zelensky
Volodymyr Zelensky

La situazione dell’Ucraina è drammatica. È povera. Prossimamente non avrà nemmeno il denaro per pagare gli stipendi. La stessa popolarità di Volodymyr Zelensky è in calo. Ma questo è niente in confronto alla situazione della guerra.

I soldati ucraini – molto motivati – sono militarmente eccellenti, ma che possono fare se non hanno le armi per combattere, se l’Occidente non gli fornisce nemmeno i proiettili d’artiglieria da 155 mm, con cui contrastare il mare di fuoco russo?

Devono centellinare i pochi che hanno (al costo di 4.000 l’uno) mentre i russi possono spararne a migliaia senza risparmio. Non possono combattere, perché non hanno un’aviazione adeguata. Gli Occidentali gli forniscono i carri armati a 8, 19, 12 alla volta, mentre Israele, che combatte contro una Striscia che nemmeno si vedrebbe, sulla carta dell’Ucraina, ne ha impegnati centinaia sin dal primo momento.

Fra l’altro Israele ha un’aviazione che spesso ha avuto il dominio totale del cielo.

Israele ha sette milioni di abitanti e un territorio insignificante, rispetto a quello dell’Ucraina. E tuttavia ha un esercito degno di questo nome, e del rispetto anche di Paesi molto più grandi e ricchi di risorse come l’Iran. Ciò malgrado l’Ucraina avrebbe avuto un esercito degno di considerazione se l’Occidente lo avesse sufficientemente armato, sin dal primo momento. Invece ha proceduto a tentoni e col coraggio di un coniglio.

Gli diamo dei razzi con raggio d’azione di 200 km? Non è meglio che sia di 150? E comunque ci deve promettere che non li userà contro la Russia. Carri armati? Mai sia, non sono armi difensive. Poi decidiamo di dare qualcosa a Kiev, ma sempre all’insegna di too little, too late, troppo poco e troppo tardi.

L’Occidente non ha avuto come primo scopo quello di far vincere la guerra all’Ucraina, ma quello di non umiliare Vladimir Putin, povera anima. Più o meno come se, saputo che il figlio del dittatore si è reso colpevole di uno stupro, lo si assolvesse e per giunta, per non offenderlo, invece di chiamarlo stupratore lo si dichiarasse amante focoso.

Quando la Russia ha cominciato ad invadere l’Ucraina non avrei scommesso un soldo sulla sopravvivenza di Kiev. Poi invece sono stato sorpreso dalla risolutezza dell’Europa Occidentale e persino di un Paese tradizionalmente opportunista come l’Italia.

Gli Stati Uniti hanno subito dichiarato che non si poteva lasciar vincere Putin, ed hanno aperto sia il portafogli sia gli arsenali. Mi sono sbagliato, mi sono detto. L’Occidente è ancora capace di reazione: è abbastanza intelligente per capire che non si tratta solo dell’Ucraina. Ha ancora gli animal spirits che inducono ad impugnare la spada, quando necessario.

Son passati quasi due anni e sono desolato. Ho capito che mi sono sbagliato quando ho pensato di avere sbagliato. Non era il risveglio dell’Occidente, era la fiammata emotiva di un vecchio che sul momento dimentica la sua artrite, i suoi dolori reumatici e soprattutto la sua antica codardia.

Sono come il padre di un drogato che per anni ha sperato invano che si disintossicasse. Poi il ragazzo ci ha seriamente provato, tanto che il padre credeva al miracolo; finché non ha scoperto che non solo aveva ripreso a drogarsi, ma si prostituiva per la droga. Era un drogato e sarebbe morto da drogato.

Repubblicani e democratici, negli Stati Uniti, preferiscono discutere di immigrazione illegale piuttosto che di inviare gli aiuti promessi all’Ucraina; l’Unione Europea si lascia bloccare da un Orbán qualunque, e Putin dimostra di avere diagnosticato la condizione mentale dell’Occidente meglio di quanto abbiano fatto, nella primavera del 2022, legioni di illustri commentatori.

È presto detto: il nostro istinto di conservazione non funziona più. La lezione di Monaco di Baviera, nel 1938, non è servita a niente. L’impossibilità di rendere pacifico un animale da preda non è servita a niente. Nessuno vede il tragico ridicolo della preoccupazione che molti hanno di non irritare Putin.

Il giorno in cui la Russia attaccherà un Paese Nato che faremo, lasceremo passare, senza nemmeno obbedire all’art.5 del Trattato, per non irritare Putin? Spereremo che Putin si accontenti dell’Estonia come Hitler si accontentò dei Sudeti?

Quanto devono aver sofferto quegli antichi romani che, degni dell’antica nobiltà dei Quiriti, hanno dovuto sopportare che Roma non fosse più capace di difendersi e addirittura pagava per comprarsi una pace fragile e temporanea? Ma forse – più saggi di noi – essi comprendevano che un’epoca era comunque finita. Roma era pronta a darsi ai barbari come l’Occidente è pronto a darsi al barbaro Oriente. Non siamo degni del nostro passato.

Per chi non l’avesse capito: non è l’Ucraina che sta perdendo la guerra, siamo noi e sono anche gli Stati Uniti. Noi siamo quei codardi che Putin considerava ininfluenti. Poi l’Ucraina l’ha sorpreso, ed anche l’Occidente, ma alla lunga si è accorto di avere avuto ragione. Quell’Occidente che non si è arreso al Grande Re, nel V sec.a.C., che non si è arreso a Stalin, si arrende non dinanzi all’Unione Sovietica, ma al lacchè di Xi Jinping, ad un Paese che non arriva al pil dell’Italia, e che, come contributo culturale all’umanità, ha dato il brillante concetto di operazione speciale e quello di gulag.

Ma forse non dovrei scrivere queste cose. Chissà che non irriti Putin. Chissà che un giorno un suo Gauleiter non se ne ricordi, quando l’Italia, per non irritare Putin, si sarà lasciata asservire.

Settimo Forum Commercialisti

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Kiev a secco anche di proiettili
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