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È possibile aiutare i ragazzi a conoscersi meglio e ad imparare un uso corretto delle proprie emozioni? Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Lara Milan, fondatrice di SEM Italy, dottore di ricerca in psicologia, neuroscienze e statistica medica, specialist in gifted and talented education.

Dottoressa Milan, nelle nostre precedenti interviste abbiamo parlato di come sia importante un lavoro sull’intera classe per creare un ambiente di apprendimento efficace per tutti, compresi gli alunni plusdotati. Può essere questo uno strumento utile anche per contrastare fenomeni quali il bullismo ed il cyberbullismo?

Sono dinamiche che purtroppo sono molto attuali, ma credo che si possa fare un lavoro che parta proprio da queste dinamiche che si possono manifestare in classe, anche negli atteggiamenti e nelle modalità con cui noi ci rapportiamo ai nostri studenti. Lo possiamo fare, in particolare, adottando una terminologia che possa in qualche modo superare tutte quelle etichette che ormai imperversano nella scuola, per cui trovo oggigiorno superato parlare di DSA, ADHD, OP, Gifted Twice Exceptional aderendo invece piuttosto ad una valorizzazione della neurodiversità, partendo dal presupposto che siamo tutti neurodivergenti e quindi se noi riuscissimo anche ad adottare questa nuova terminologia scopriremmo che in realtà lo studente normodotato di per sé non esiste.

Ognuno di noi è un unicum, quindi tante forme di bullismo che i ragazzi possono mettere in atto, proprio perché intravvedono delle differenze, vengano invece decurtate a una nuova concezione che si rapporta, appunto, a questa valorizzazione dei talenti e delle attitudini, delle disposizioni di cui ognuno di noi è portatore e che ci permettono di valorizzarci per quello che siamo, per quello che di innovativo apportiamo nella scuola e nel mondo grazie alla nostra unicità. Forse questa educazione alla comprensione delle nostre peculiarità potrebbe in qualche modo contribuire a disinnescare degli atteggiamenti che possono poi portare al bullismo che sfociano poi nel cyberbullismo che ha una portata molto più ampia e più deleteria.

Le emozioni assumono un ruolo sempre più importante nei modelli educativi, ci siamo resi conto che i ragazzi hanno difficoltà nel riconoscerle e gestirle, a volte non sono in grado nemmeno di dare un nome allo stato emozionale che stanno vivendo. Cosa possiamo fare per renderli più consapevoli di loro stessi?

Questo è un argomento attuale anche legato a quella che è il tragico epilogo di alcuni eventi che ci hanno portato a riflettere più in profondità in quella che potrebbe essere una educazione alle emozioni. Questo è un aspetto che però è generalizzato e applicabile a tutti i contesti, non solo a quello scolastico, tuttavia nella scuola ci sono anche delle peculiarità che appartengono a degli studenti che hanno una diversa o più elevata sensibilità e questo è una caratteristica che sperimentano molte persone creative e in particolare gli studenti cosiddetti Gifted, i quali, per la letteratura scientifica, hanno un’innata sensibilità emotiva che noi chiamiamo anche overexcitability, cioè sovraeccitabilità, che li porta a vivere le situazioni e le emozioni in modo molto più intenso rispetto agli altri bambini.

Queste sovraeccitabilità nella letteratura attuale sono valorizzate come superpoterei. Questi bambini, infatti, hanno un modo molto particolare, molto singolare, di rispondere a varie sollecitazioni, a varie forme di stimoli sia interni che esterni. Queste loro manifestazioni alle volte possono risultare bizzarre nel contesto scolastico ed anche di difficile comprensione, sia per loro stessi che per i compagni di classe che per i docenti che non abbiano avuto una formazione specifica in gifted and talent education.

Se parliamo di educazione alle emozioni dovremmo in primis aiutare questi bambini a comprendere che questa risposta eccessiva, alle volte, alla loro emotività porta ad avere comportamenti singolari di cui loro stessi si possono imbarazzare. In questo processo che investe tutta la classe, è utile spiegare sia agli studenti che sono portatori di questa intensità emotiva che agli altri, che queste manifestazioni sono riconducibili proprio a questi superpoteri e quando vengono riconosciute e accolte nel contesto scolastico portano ad una maggiore consapevolezza di quella che è l’emotività in generale ma anche la modalità in cui questi studenti la sperimentano in modo così intenso.

Si parla molto di nuovi modelli, ma ai docenti serve soprattutto cosa fare, in pratica un manuale operativo per poter affrontare le variabili che si presentano di volta in volta. Cosa fare dopo l’approccio teorico?

Se questo aspetto incide solo sulla competenza che magari i docenti ritengono utile acquisire in diversi ambiti didattici attuali e che appartengono anche alla gifted and talented education, la ritengono sicuramente un utile bagaglio culturale e professionale, è poi molto difficile tradurre questi concetti, questi aspetti teorici, nella pratica educativa. Non è un caso che recentemente nella nostra ultima intervista abbiamo parlato del manuale plusdotazione e talento che è proprio stato pensato per tradurre queste competenze teoriche in strategie didattiche da implementare in classe.

Strategie che non servino solo agli studenti plusdotati o di talento, ma che sono utili veramente a tutti ed è per questo che gran parte del progetto che porto avanti in Italia non è ad uso esclusivo degli studenti che hanno una dotazione cognitiva al di sopra della media, ma è anche a vantaggio di tutto il gruppo classe, non escludendo tra questi gli studenti doppiamente eccezionali e gli studenti gifted in sottorendimento scolastico. Come tradurlo, sicuramento il modello SEM è un modello che, al di là dei principi pedagogici e teorici che lo fondano, si è dotato di una serie infinita di strumenti, di scale di valutazione, di software che aiutano il docente a implementare il modello in classe.

Un’ultima domanda, in Italia molti genitori di figli plusdotati hanno difficoltà ad interagire con la scuola sul “cosa fare” per i propri figli, in pratica non è facile accogliere e lavorare con studenti plusdotati. Lei ha avviato una serie di sperimentazioni realizzando un modello già in funzione in alcune scuola da poter replicare in vari contesti. Ci spiega come funziona?

Ho avuto il privilegio di implementare, per la prima volta nella scuola pubblica italiana, il modello di arricchimento scolastico, che è sintetizzato in un volume edito dalla Junior, per infondere questa metodologia didattica all’interno del contesto italiano, validandolo con un dottorato di ricerca. Questa prima sperimentazione ha poi dato vita a una serie di contaminazioni che hanno portato a implementare il modello SEM anche in una scuola secondaria di primo grado a Varese, che è già al terzo anno di implementazione di questo modello, e quest’anno ha preso il via la sperimentazione anche in una scuola bilingue primaria e secondaria di primo grado a Milano. Questo per dare il messaggio a tutta la comunità di genitori di bambini plusdotati, ma anche alla comunità educativa, che un cambiamento è possibile.

Con le competenze necessarie di cui si sono dotati tutti i docenti di entrambe queste scuole, inclusi i dirigenti, si può adottare quello che è un modello di didattica inclusiva che sviluppa il talento e il potenziale di tutti gli studenti in un’ottica inclusiva. Questa metodologia si arricchisce, inoltre, di una serie di strumenti di cui il SEM dispone, ma anche di una serie di strumenti operativi che ho importato, a partire da quest’anno in esclusiva in Italia, a comprensione e supporto della doppia eccezionalità che ci permettono di aiutare i docenti a redigere anche un PDP per questa tipologia di studenti che difficilmente vedono valorizzato il loro potenziale, ma vengono essenzialmente attenzionati per il rimedio delle loro fragilità. Il modello SEM è veramente una ventata di innovazione che investe tutti gli attori che gravitano attorno alla scuola, non solo docenti, dirigenti e studenti, ma anche il tessuto sociale e la comunità che vive intorno alla scuola in quanto in grado di importare all’interno del contesto scolastico sperimentazioni, competenze e anche strumenti operativi delle diverse professionalità che vanno appunto ad arricchire, come dice il modello stesso, l’esperienza scolastica dei nostri studenti.

Il modello SEM non solo è in grado di adottare strumenti come l’accelerazione, l’arricchimento e la differenziazione curricolare, ma è anche in grado di sviluppare i doni e i talenti che alcuni studenti potrebbero avere, che sono diversi dalle materie curricolari, e che potrebbero non venire nutriti in quanto il curriculum scolastico è già molto denso. Il modello SEM è in grado, invece, di creare dei momenti laboratoriali, all’interno dell’orario scolastico, in cui grazie all’aiuto di questi mentori esterni che portano le loro competenze, la passione per la loro professione, all’interno di queste attività laboratoriali, possiamo sviluppare i doni e i talenti di ciascuno e al contempo fornire una vera forma di orientamento in quanto gli studenti hanno la possibilità di sperimentarsi in un’ambente protetto, in ambiti che magari la scuola non avrebbe modo di includere e quindi di comprendere se hanno oggettivamente una predisposizione, un talento, in quel determinato ambito, oppure potrebbe rivelarsi solo ed esclusivamente una passione, un hobby, che magari potranno comunque continuare a portare avanti nella loro vita futura.

Questa forma di orientamento comincia nella scuola primaria e quando gli studenti partecipano ad una serie infinita di attività di arricchimento nei loro ambiti di interesse sono anche portati naturalmente a fare scelte di scuola secondaria di secondo grado, o addirittura universitaria, ma perché no anche di vita e di carriera lavorativa, molto più consapevoli in quanto queste scelte vengono operate in base a quello che loro sanno fare meglio e non in base al trend, alla moda o alla scuola di tendenza che magari è opportuno frequentare perché gli amici fanno questa determinata scelta. Ecco che la loro vita, sia scolastica che lavorativa, viene costruita sui loro punti di forza e sui loro talenti che hanno imparato a riconoscere, a scoprire e a nutrire grazie al modello SEM.

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Studenti plusdotati e overexcitability (sovraeccitabilità): più vulnerabili ai fenomeni di bullismo e cyberbullismo. INTERVISTA alla docente Lara Milan
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