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“La scuola del futuro dovrà essere sicuramente in grado di formare cittadini capaci di gestire la complessità della nostra società. È importante che sappia trasmettere alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi la capacità di comprendere, di avere consapevolezza e di raggiungere competenze per affrontare un mondo futuro che noi oggi non sappiamo come sarà”.

Lo ha detto su Vita.it Cristina Grieco, presidente dell’Istituto nazionale documentazione innovazione ricerca educazione – Indire e componente del gruppo di lavoro della Commissione nazionale Unesco per la riforma del sistema educativo-formativo e di quello del Ministero dell’istruzione e del merito sui servizi per l’inclusione sociale, l’accompagnamento educativo e all’autonomia di preadolescenti e adolescenti.

È evidente – prosegue – che il modello della scuola deve cambiare. Il primo passo è quello di usare le discipline in modo trasversale per arrivare a fornire agli studenti competenze, a partire da quelle di base, che consentano loro di comprendere testi, linguaggio matematico ma, anche, di avere consapevolezza nell’utilizzo delle tecnologie. È questa una sfida complessa che coinvolge tutti i sistemi educativi“.

Secondo Cristina Grieco, “dobbiamo innovare il nostro modello di scuola per far raggiungere ai ragazzi, come ci viene richiesto a livello internazionale, le quattro C delle competenze fondamentali: comunicazione, collaborazione, pensiero critico e creativo”.

La complessità nella quale oggi la scuola è inserita“, prosegue Grieco, “comporta che la scuola non può essere più concepita come uno spazio chiuso. I patti educativi di comunità, per esempio, sono uno strumento di cui la scuola si può dotare per costruire reti, alleanze, scambi e metodi di apprendimento reciproci utili a innovare i programmi del curriculo e i modelli educativi grazie alla collaborazione e al coinvolgimento di amministrazioni e altri soggetti terzi. È importante che ci sia una progettazione dell’offerta formativa con il territorio proprio perché la scuola deve essere capace di passare dall’aula chiusa a quella aperta al suo territorio. Lì dove questo accade, e dunque enti locali, terzo settore e associazionismo sono attivi all’interno della scuola, che però mantiene la titolarità dell’azione educativa, si riesce a dare alle famiglie un’offerta didattica più completa. La scuola non può più pensarsi come un’isola ma deve essere un organismo all’interno di un ecosistema”.

Inoltre, “in questo percorso di innovazione del sistema scolastico va ripensata anche la valutazione formativa“, spiega la presidente di Indire.

È importante valorizzare la sua funzione formativa e orientativa, che da una parte serve al docente per misurare il percorso dello studente, non tanto sull’acquisizione di contenuti quanto sulla sua crescita complessiva, dall’altra ha l’importante funzione di orientamento e di auto valutazione. Infatti, una valutazione ben fatta aiuta lo studente a riconoscere i propri punti di forza e quelli su cui lavorare per migliorarsi. Dobbiamo però sempre più impegnarci affinché la nostra scuola non si trasformi in una gara, una classifica competitiva ma sia un luogo collaborativo dove attraverso la valutazione si esplicitano i risultati raggiunti”.

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Le quattro C delle competenze fondamentali che devono possedere gli studenti, Grieco (Indire): Comunicazione, collaborazione, pensiero critico e creativo
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