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Un collaboratore scolastico aveva conseguito l’accesso alle graduatorie mediante la presentazione di dichiarazioni reputate false, corredate da documentazione anch’essa reputata falsa. Il Pubblico ministero ha dato dimostrazione adeguata della condotta illecita ascritta al dipendente, mediante allegazione delle verifiche compiute in sede amministrativa e della documentazione attinente alle stesse e ne è stato pertanto chiesto il risarcimento danno in relazione al servizio prestato come CS pur non avendone dunque avuto titolo. Un caso che può valere anche per concorsi, assunzioni e graduatorie.

Il procedimento della Corte dei Conti è autonomo da quello penale

La difesa del convenuto , osserva la Corte dei Conti, per la Lombardia nella sentenza 138/2023, ora in commento, non ha, in realtà, espressamente negato la veridicità dei fatti posti dall’attore a fondamento della domanda, limitandosi a dedurre la mancanza di prova degli stessi e l’assenza di una (a sua tesi) necessaria pronuncia penale in ordine alla falsità del titolo di studio contestato. Ma, afferma la Corte, il Procuratore regionale ha dato dimostrazione della tesi accusatoria allegando l’inesistenza dell’Istituto che risulterebbe, dal documento prodotto dal convenuto in copia fotografica in uno con la domanda di inserimento nelle graduatorie per il profilo professionale di collaboratore scolastico, avergli rilasciato il diploma e il fatto che l’unico altro Istituto simile a quello che aveva rilasciato il titolo e presente nella medesima città ha comunicato di non avere il nominativo del dipendente tra coloro che avevano conseguito il titolo professionale e neppure negli elenchi anagrafici degli studenti. Dunque, in osservanza della distribuzione dell’onere probatorio tra le parti fissata dall’art. 2697 c.c., precisano i giudici, a questo punto sarebbe stato il convenuto a dover dimostrare che, al contrario, il diploma prodotto in copia fosse conforme all’originale autentico. Dimostrazione che per la Corte sarebbe stata assai agevole, ma che la parte non ha dato né nel corso del procedimento amministrativo, né nella fase dell’invito a dedurre, né in sede di processo.

La riproduzione fotografica del presunto diploma non ha alcun valore legale

Neppure si pone una questione incidentale di falso in relazione al “diploma” prodotto dall’interessato all’amministrazione scolastica che è stato depositato dal Procuratore regionale in atti e di cui è stata disconosciuta la veridicità, non trattandosi né dell’originale di un atto pubblico, né di una copia rilasciata ai sensi dell’art. 2714 c.c., ma di mera riproduzione fotografica, non provvista di dichiarazione di conformità all’originale rilasciata da pubblico ufficiale.
Dunque la prova fotografica di un titolo di studio non ha alcun valore salvo che non ne sia attestata la conformità all’originale rilasciata da un pubblico ufficiale.

Va condannato al risarcimento danni il dipendente che lavora con titoli falsi o inesistenti

Nell’ipotesi di accesso al pubblico impiego conseguito mediante la produzione di documenti attestanti falsamente il possesso del titolo di studio richiesto, si versa in una fattispecie di illiceità della causa. Talché la prestazione lavorativa conseguentemente resa in assenza del titolo prescritto, in quanto non espressiva di capacità derivante dalla preparazione professionale conseguita con un regolare percorso di studio, non arreca all’ente alcuna utilità, determinando il venir meno del rapporto sinallagmatico tra prestazione e retribuzione, a nulla rilevando la circostanza che agli emolumenti percepiti abbiano corrisposto prestazioni effettivamente svolte (in tal senso, oltre alla giurisprudenza riportata in citazione, v. tra le tante Corte dei conti, Sezione Appello Sicilia, n. 243 del 2012 e n. 469 del 2014; Sezione prima centrale di appello n. 527 del 2017; Sezione seconda centrale di appello n. 568 del 2018; Sezione giurisdizionale Toscana, n. 463 del 2021; Sezione giurisdizionale Trento, n. 58 del 2021; Sezione giurisdizionale Molise, n. 2 e n. 13 del 2023; Sezione giurisdizionale Emilia-Romagna, n. 199 del 2022 e n. 19 del 2023). Si tratta di orientamenti oramai consolidati che più volte abbiano riportato su O.S.

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Concorsi e graduatorie: la riproduzione fotografica del titolo non ha alcun valore legale se non è autenticata
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