orizzontescuolait-–-esonero-docenti-vicari,-cicero-(ancodis):-inaccettabile-che-si-sostenga-con-il-fondo-del-mof.-dare-identita-giuridica-e-contrattuale-a-queste-figure-[intervista]-fabrizio-de-angelis

Ci sarà l’esonero dei docenti vicari, i collaboratori dei dirigenti scolastici, sia nel 2024 che nel 2025. Si tratta di un segnale che potrebbe anche prefigurare scenari futuri diversi per queste figure. O forse no.

Per discutere della novità introdotta abbiamo parlato con Rosolino Cicero, presidente di AnCodis, l’associazione dei collaboratori dei dirigenti scolastici.

L’esonero dei vicari appena approvato, secondo lei può aprire la strada ad un graduale cambiamento in tal senso nell’organizzazione scolastica?

Prima di rispondere a questa domanda ne pongo una io: cosa si intende per “vicario” nella scuola autonoma? Sappiamo bene che la scuola autonoma è giuridicamente affidata al dirigente scolastico e che lo stesso si avvale di docenti collaboratori individuati ai sensi del D. Lgs 165/2001 e della Legge 107/2015 ai quali, nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative e amministrative ed entro i limiti di legge, possono essere delegati specifici compiti. Tra di essi, in particolare, i cosiddetti “vicari” – che giuridicamente e contrattualmente non esistono! – sono delegati alla sostituzione del D.S., in caso di assenza o di impedimento, esercitandone tutte le funzioni anche negli organi collegiali, redigendo atti, firmando documenti interni, curando i rapporti con l’esterno; garantiscono la presenza in Istituto ben oltre gli obblighi contrattuali per il regolare funzionamento didattico, assicurano l’organizzazione quotidiana, controllano e monitorano le quotidiane necessità ed impreviste emergenze, tengono relazioni con le diverse componenti della comunità scolastica e del territorio. Insomma, cosiddetto vicario o collaboratore principale o ex vicepreside è una figura strategica che non ha diritto giuridico e contrattuale di esistenza.

Dunque?

Ecco allora la necessità di dare un’organizzazione formalmente strutturata in ciascuna scuola con la previsione dell’identità professionale del vicario e di tutte le figure di sistema oggi previste da fonti normative e contrattuali e che sono ritenute necessarie per l’efficace funzionamento e l’efficiente organizzazione della scuola autonoma, oggi divenuta sempre più complessa e dinamica.

Per adesso, però, è previsto l’esonero per le scuole in reggenza. E i fondi sono stati trovati riducendo il fondo miglioramento offerta formativa…

Ciò che ci appare inaccettabile è il messaggio divisivo che arriva alle scuole: per sostenere la spesa dell’esonero del vicario si attinge al Fondo MOF che sappiamo bene essere la linfa vitale che sostiene il funzionamento organizzativo della scuola e consente – sempre più limitatamente – l’ampliamento dell’offerta formativa.

Perchè il middle management, riconosciuto ufficialmente, può segnare una svolta per la scuola italiana?

Deve essere chiaro a tutti che la qualità dell’offerta formativa dipende dalla buona organizzazione, dalle azioni progettuali, dai costanti monitoraggi, valutazioni e aggiustamenti, dall’efficace funzionamento della scuola che non è in capo alla “solitudine di un numero primo” ma si sostiene sul lavoro aggiuntivo di alto valore professionale delle figure di sistema invitate all’inizio di ciascun anno scolastico ad assumere incarichi molto onerosi in termini di tempo e impegno che si aggiungono a quello più strettamente connesso all’insegnamento. In questo senso, mi piace richiamare l’art. 36 della Costituzione italiana che nella scuola è stato sempre disatteso da visioni contrattuali che non devono riconoscere solo i diritti e i doveri dei lavoratori ma anche la qualità e la quantità delle diverse forme di lavoro. Ecco allora – nell’ambito di una moderna articolazione della funzione docente – che dare identità giuridica e contrattuale a queste figure significa garantire una governance strutturata, motivata, formata e corrispondente alla visione pedagogica e alla missione formativa di ciascuna scuola.

Uno slancio in tal senso potrebbe arrivare dalla contrattazione del nuovo CCNL. Pensa che il prossimo confronto fra amministrazione e sindacati possa portare a qualcosa di concreto?

Auspichiamo che nel prossimo atto di indirizzo il Ministro ponga attenzione alla complessità della scuola sul campo, presente nei diversi territori impegnata ad affrontare emergenze sociali e culturali, a trovare risposte idonee ai bisogni educativi, spesso unico avamposto dello Stato, con la necessità di prevedere nel prossimo CCNL una sezione dedicata alle figure di sistema distinta per aree di complessità, prevedendo modalità di accesso, formazione specifica, permanenza obbligatoria per un congruo tempo: in altre parole una innovazione contrattuale fondata sulle attuali fonti normative che concorra al superamento dell’attuale precarizzazione della governance scolastica. Che non vuol dire gerarchizzare ma mettere ordine in un sistema che deve ben funzionare per la tutela del diritto allo studio degli alunni e dei servizi alla comunità scolastica.

A proposito di contrattazione: cosa ne pensa del nuovo piano di formazione triennale tanto contestato all’epoca dell’approvazione del decreto 36/22 e che adesso ha già incontrato il no di sindacati e CSPI?

Premesso che il tema della formazione è uno dei capisaldi di Ancodis, ritengo che occorre distinguere due piani: quello relativo alla funzione docente obbligatoria e continua e quello relativo a chi vuole intraprendere una carriera nell’area delle figure di sistema che deve essere tematica e permanente e che integra quella relativa alla funzione docente. Altra cosa è discutere sugli effetti che la formazione deve produrre che non possono essere solo una tantum economici al termine dell’esito positivo del percorso formativo triennale! I due piani formativi devono incidere significativamente in un moderno percorso di carriera che deve andare oltre l’attuale visione piatta della progressione per anzianità. In questo modo ritengo che la professione docente potrà diventare più attrattiva, dinamica e corrispondere ancor di più alle attese di chi decide di vivere la scuola e non soltanto di scuola.

Le cifre previste dal decreto milleproroghe

Per l’anno 2024, è previsto uno stanziamento di 16.510.000 euro, che aumenterà a 21.410.000 euro annui dal 2025. Questi fondi includono un incremento di 4.010.000 euro per il 2024 e 8.910.000 euro annui dal 2025, rispetto allo stanziamento vigente di 12.500.000 euro. La base di calcolo per questo stanziamento, secondo quanto apprende Orizzonte Scuola, considera il costo mensile di un docente supplente, fissato a 3.324 euro, aggiornato al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro 2019-2021. Tale importo tiene conto degli oneri accessori e degli aumenti stipendiali previsti per il pubblico impiego.

I periodi di supplenza sono distinti in due fasce annuali: 6 mesi (gennaio-giugno) e 4 mesi (settembre-dicembre), per un totale di 10 mesi l’anno. Per i primi 6 mesi del 2024, saranno confermati 397 incarichi di supplenza, basati sulle risorse esistenti e sulle proiezioni della legge n. 107 del 13 luglio 2015.

Un’importante novità è la riduzione dell’organico dei dirigenti scolastici, che passerà dalle attuali 7.936 unità a 7.461, secondo il decreto interministeriale MIM-MEF n. 127.  Il calcolo degli esoneri per il 2024 evidenzia un maggiore onere di 4.006.652 euro, dovuto all’incremento stipendiale. Dal 1° gennaio 2025, per mantenere 644 incarichi, sarà necessario un ulteriore incremento di 8,91 milioni di euro. La copertura finanziaria di questi maggiori oneri sarà garantita mediante riduzioni corrispondenti nel bilancio triennale 2023-2025, utilizzando in parte i fondi accantonati per il Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Docenti vicari esonerati, via libera dal governo. 397 insegnanti esenti dalle lezioni fino a giugno 2024, 644 nel 2025. Le cifre

Fonte originale dell’articolo:
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Esonero docenti vicari, Cicero (ANCoDiS): Inaccettabile che si sostenga con il fondo del MOF. Dare identità giuridica e contrattuale a queste figure [INTERVISTA]
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