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Daniele Novara, pedagogista e fondatore, del Centro PsicoPedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, in un’interessante analisi sul sistema scolastico, punta sulla necessità di rendere la didattica stimolante.

La focalizzazione è sulla “situazione-stimolo”, un metodo che Novara descrive come fondamentale per contrastare l’approccio tradizionale dell’insegnamento, troppo spesso incentrato su lezioni frontali. Questo metodo si propone di scardinare l’idea che imparare sia sinonimo di ascoltare passivamente.

Novara mette in luce come i tempi di attenzione degli studenti siano limitati e come la predisposizione alla distrazione sia un elemento naturale. Il suo approccio rivoluzionario mira a trasformare la scuola in un laboratorio di esperienze, dove gli alunni diventano protagonisti attivi del loro apprendimento. La “situazione-stimolo” diventa così un catalizzatore per lo sviluppo di domande e ricerche da parte degli studenti, spaziando da argomenti scientifici a quelli letterari e cronachistici.

In Italia, la pedagogia come scienza dell’apprendimento e dell’educazione rimane sottovalutata, nonostante la sua importanza fondamentale nel processo educativo. Novara sollecita un rilancio del ruolo dei pedagogisti nelle scuole italiane, proponendo anche la creazione di un albo dei pedagogisti. Il suo metodo sottolinea la necessità di un approccio pedagogico più forte, che supporti sia gli insegnanti che gli studenti nei loro percorsi educativi.

Novara critica l’approccio didattico basato su domande di controllo, come quelle relative ai dettagli storici o geografici. Invece, propone l’uso di domande maieutiche, che stimolano la riflessione e l’esplorazione personale. Questo tipo di domande apre spazi per un apprendimento più profondo, basato su esperienze e interessi personali.

Contrariamente ai tradizionali esercizi estivi, Novara propone i “compiti di realtà” come un metodo più efficace di apprendimento. Questi compiti includono attività come visitare mostre, guardare film all’aperto, esplorare la natura, leggere libri, viaggiare, o imparare nuove lingue e abilità. Tali esperienze aiutano gli studenti a imparare in modo applicativo e significativo, facilitando l’acquisizione di competenze per la vita.

L’obiettivo principale del metodo di Novara non è che lo studente sia in grado di ripetere meccanicamente le informazioni, ma che sappia applicarle nella vita reale. Ad esempio, piuttosto che memorizzare dettagli sulla lingua latina, sarebbe più utile che uno studente possa leggere e comprendere un’epigrafe latina in una chiesa.

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Novara: “La scuola non è una serie di ripetizioni a pappagallo. Non mi interessa se l’alunno sa ripetere o sa dove mettere le crocette”

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