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La morte, avvenuta durante l’alternanza scuola-lavoro, dello studente Giuliano De Seta, dell’Istituto Leonardo Da Vinci di Portogruaro, ha dato luogo a una serie di commenti che risentono evidentemente del clima politico arroventato in vista delle elezioni di domenica prossima, 25 settembre. Al centro delle polemiche, scatenate soprattutto dall’estrema sinistra, sta proprio l’istituto dell’alternanza scuola-lavoro: per Stefano Fassina, deputato Leu, “Sono già tre gli studenti uccisi dalla Buona scuola dall’inizio del 2022: oltre a Giuliano, ieri, anche Lorenzo e Giuseppe nei mesi scorsi. La sciagurata norma sull’alternanza scuola-lavoro va cancellata. Subito. Appena si insediano le Camere dopo il 25 settembre”. Anche Nicola Fratoianni, segretario di SI, invita ad “abolire queste forme di sfruttamento mascherate” e a “restituire valore, sicurezza e dignità ai nostri giovani”, perché “non si può morire di scuola”.

Accanto a questa damnatio della dimensione pratica del sapere, di sapore singolarmente neogentiliano, si collocano reazioni e commenti più equilibrati, da quello della Direttrice generale dell’USR Veneto Carmela Palumbo, che ha descritto Giuliano come “un ragazzo unico e nello stesso tempo simile a tanti bravi studenti della nostra regione che ricercano nella scuola non solo il luogo della  formazione e della crescita personale, ma anche dell’orientamento professionale e al lavoro”, un’opinione condivisa dalla stessa famiglia del ragazzo, a quella delle responsabili scuola del PD Ghizzoni e Manzi, a cui giudizio “I Pcto devono essere esperienze e opportunità  formative, e pertanto ne vanno eliminate le storture a partire dalla sicurezza dei luoghi di lavoro, che tradiscono la specifica natura di queste esperienze”, mentre per Valentina Aprea, di Forza Italia, occorre “rendere in ogni senso più ‘sicure’ e più ‘strutturali’ le pratiche dell’alternanza formativa e dell’‘apprendistato formativo di I e III livello’, per puntare ad una maggiore contaminazione tra gli apprendimenti scolastici e quelli richiesti dalle realtà produttive più innovative”.

Anche per Matteo Renzi, alfiere a suo tempo della Buona scuola, “Il punto è che sui posti di lavoro non si deve morire, perché questa è la cosa atroce. Il problema non è l’alternanza scuola-lavoro, ma che sui luoghi di lavoro non si deve morire”. Una posizione non lontana da quella presa dei sindacati Cgil Cisl e Uil del Veneto: “Riteniamo che i percorsi di passaggio dalla scuola al lavoro abbiano bisogno di decisi e ancora più stringenti interventi di formazione e prevenzione – sottolineano – per garantire l’integrità fisica degli studenti, e che tutti i luoghi di lavoro debbano diventare luoghi sicuri per chiunque vi acceda”.

Ci sembra che in questo momento di profondo dolore e di riflessione vada comunque evitata qualunque strumentalizzazione, compresa la criminalizzazione di un’esperienza formativa che guarda al futuro di una sempre maggiore interazione e contaminazione tra le diverse dimensioni dell’apprendimento, tra le quali quella legata all’esperienza – anche del e sul lavoro – è altrettanto importante di quella meramente accademica. La soluzione deve passare per più stringenti regole di sicurezza, non per cancellare alla radice l’esperienza dei percorsi di Pcto come proposto dagli esponenti della sinistra-sinistra. Altrimenti sarebbe come dire che per eliminare il drammatico problema delle morti sul lavoro bisognerebbe cancellare il lavoro stesso.

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Alternanza scuola-lavoro: il problema è la sicurezza, non il lavoro

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